Protagonisti
Link
Commenti
Categorie
I miei libri
Parole

"Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”. Enzo Baldoni

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". Joseph Pulitzer (1847-1911)

Album
www.flickr.com
pinoscaccia's photos More of pinoscaccia's photos
Archivio
Foto
Contatti
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Contatori
visitato *loading* volte

HyperCounter




United Blogzine
 Blog Aggregator
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Blog-Show la vetrina italiana dei blog!

martedì, 27 maggio 2008, 14:13
Dal boia al chirurgo: «Il 95% degli organi trapiantati in Cina — dice Harry Wu — viene da cadaveri di condannati a morte». Le prove? «Nel 2006 l'ha ammesso lo stesso vice ministro della Sanità di Pechino. Alla fine hanno dovuto riconoscerlo. Noi lo denunciamo da anni. C'è un documento segreto datato 1984, firmato da sei responsabili governativi tra cui il ministro della Sicurezza Nazionale, che dava il via libera all'utilizzo dei giustiziati ». Di nascosto? «Sì. Le ambulanze che seguivano i condannati sul luogo dell'esecuzione dovevano essere anonime, con le targhe coperte». E oggi? «È permesso dalla legge. A tre condizioni, che di fatto vengono spesso aggirate ». Quali? «Il consenso degli interessati, l'ok delle famiglie. Il caso in cui nessuno reclami il corpo». Succede spesso? «Prenda me. Ho passato 19 anni nei laogai (campi di lavoro) per aver criticato il governo. Potevo essere giustiziato in ogni momento. La mia famiglia non l'avrebbe saputo. Mia madre morta suicida, mio padre prigioniero, i miei fratelli mi avevano rinnegato. Nessuno avrebbe chiesto il mio cadavere. Ho visto tanta gente morire così. Non ci sono regole che costringano le autorità a informare le famiglie. Dal 1949 il governo cinese rifiuta di dare notizie sulle esecuzioni». Corriere.it
postato da latorredibabele · permalink · commenti
martedì, 13 febbraio 2007, 20:19

 

Sembra che i vicoli e le strade di Nampula stiano inghiottendo orfani e piccoli mendicanti della strada. E’ naturale in Africa vedere creature che nelle ore del giorno camminano soli. Decine, forse centinaia di bambini scomparsi nel nulla. Questa è la triste realtà che sta vivendo una delle maggiori città del Mozambico. Nampula si trova a nord della regione, a duemila chilometri dalla capitale Maputo, e da circa tre anni sta subendo l’orrore dei rapimenti di minori. I bambini più indifesi, deboli e affamati, più facilmente avvicinabili, sono nella lista di un traffico clandestino. Un traffico di organi. Corpi di minori trovati nei campi o abbandonati ai margini delle strade o sotterrati, privati di reni, fegato, pancreas, cuore, occhi, organi sessuali. Sembra quasi un film dell’orrore ma è l’inquietante scenario di una storia che ha portato sotto i riflettori il Mozambico, uno dei paesi più poveri dell’Africa. Traffico di organi o “oggetti” di stregoneria? “Non c’è alcun dubbio c’è un traffico di minori per poter utilizzare i loro organi per trapianti e per rituali tribali nel Sud-Africa” afferma Alice Mabota, presidente della ”Lega dei Diritti Umani” del Mozambico”. La polizia locale non sta facendo nulla. Non presta alcuna attenzione alle denunce fatte. Per la gente di Nampula ed i familiari dei bimbi scomparsi, il punto di riferimento sono le Monache Serve di Maria. Suore spagnole che diventano le confidenti di queste persone, ormai stanche di tante denunce di scomparsa alla polizia e di non essere ascoltate e protette. Suor Juliana, 62 anni di Zaragoza, è la madre superiora del convento-orfanatrofio Mater Dei. Ci racconta “Abbiamo trovato a 300 metri dal nostro monastero, il corpo di una giovane donna interrato e con gli organi asportati. Abbiamo denunciato vari casi riferiteci dalle madri delle vittime”. Le denunce sarebbero confermate anche da alcune immagini di cadaveri privi di organi. Video e fotografiche sono in possesso di una suora laica brasiliana, Elida Dos Santos, che come le altre religiose manda avanti il triste appello ( proprio in questi giorni la suora è dovuta rientrare in Brasile per le troppe minacce di morte ). Nel 2003 le monache del Mater Dei sono state addirittura minacciate da uomini armati entrati di notte nel loro monastero. Ci spiega madre Juliana: “Alcuni dei bambini che sono riusciti a scappare dopo il sequestro ci hanno raccontato di essere stati portati in celle buie dove stavano altri bambini tra i 10-15 anni e tenuti come polli all’ingrasso. Danno loro da mangiare 4 volte al giorno, cosa che per un bambino africano è molto rara. Quando uno dei loro compagni di sventura veniva fatto uscire con la scusa di essere portato ad una festa, non faceva più ritorno”.
Tanti agghiaccianti particolari arrivano da Nampula. Differenti gli approcci di avvicinamento alle piccole vittime. Uno degli ultimi bimbi che sono riusciti a scappare, rapito nel gennaio 2004, è Marcellino di 13 anni. Fu avvicinato da un giovane africano, in pieno giorno, mentre si lavava nel rio con altri amichetti. Quest’uomo, ci dice il bambino, lo accompagnò lungo la strada del ritorno a casa, poi con una banale scusa gli fece di poco deviare il suo cammino ed incontrare due uomini bianchi promettendogli dei soldi 30.000, circa 3 euro. Fu caricato in macchina imbavagliato e i polsi legati. Il bimbo riuscito a levarsi l’adesivo dalla bocca ha gridato a squarciagola. La macchina con dentro Marcellino ancora era in città e le sue urla furono sentite dai passanti che seguirono la macchina. Il bimbo fu trovato poi in un magazzino con altri cinque bambini ma dei sequestratori nessuna traccia. Non fu a lieto fine la storia si Sarima, 12 anni, rapita nel 2001. Dopo la scuola andava a vendere le banane nella periferia di Nampula. Fu avvicinata da un uomo il quale le disse che conosceva qualcuno che le avrebbe comprato tutte le banane. La bimba lo segui ingenuamente e fu fatta salire in macchina. Così racconta Amizinha, la zia di Sarima di appena 13 anni. Vendeva con lei nel suo banchetto di banane. Sarima non ha fatto più ritorno a casa. Le religiose spagnole, italiane e brasiliane, indirizzano i loro sospetti su due persone ben precise. Gli animatori del traffico, secondo loro, sarebbero un uomo ed una donna bianchi, arrivati di recente sul territorio vicinissimo al monastero delle Mater Dei dove appunto Suor Juliana è la madre superiora. Le accuse si concentrano su l’uomo dal passato ed il presente oscuro, Gary O’Connor, sudaficano ma con origini irlandesi. Trasferitosi dal Sud Africa allo Zimbawe, dove poi fu espulso, si è insediato nel nord del Mozambico, prima ad Angosce poi a Nampula dove vive con la moglie Tania Skytte, danese. Hanno un allevamento di polii, cosi loro sostengono, ma fino a pochi giorni fa non vi era traccia di nessun pollaio. Più di 300 ettari di terreno circondano la fattoria della copia. Buona parte della tenuta confina con il convento Mater Dei, e , fatto molto curioso, con una pista di atterraggio militare ormai in disuso ma praticabile. Non si capisce che cosa succeda ma una cosa è certa, spesso la notte si sente un via vai di aerei ultra leggeri che atterrano e decollano in questa pista.
C'e' da dire che la situazione non è affatto tranquilla per i quaranta orfanelli che vivono dalle suore. Il cammino che conduce al monastero si è fatto pericoloso. Una incantevole stradina di campagna costeggiata da canne di bambù, platani, e giganti alberi, è diventata la via dell’orrore. E’ sul ciglio di questa via che fu trovato uno dei corpi privato degli organi. Ora tutti i giorni le monache accompagnano e riprendono da scuola la “crianza”, le loro bambine e bambini. L’ultimo turno è alle 18, escono le ragazzine più grandi, e in Nampula è gia buio.
Si sospetta che i servizi pubblici della regione siano coinvolti in una quadriglia mafiosa per la vendita degli organi. Dichiara ancora Alica Mobota. “La lentezza e la indifferenza dei fatti del governo e della polizia del distretto di Nampula, è una prova chiara della potenza dell’organizzazione che gestisce il traffico e degli interessi che collegano questo a persone infiltrate nel Governo regionale”. Fra Benito Fusco, del segretariato delle Missini,Giustizia e Pace, lancia un appello a tutte le persone e la associazioni impegnate nella difesa dei diritti dell’infanzia, a finchè si realizzi una rete solidale per riaffermare i diritti dei minori in Mozambico. Anche il vescovo, mons. Tomè si è dimostrato molto preoccupato, suggerendo di coinvolgere organismi internazionale (Onu, Unicef, Interpol).Le madri del Mater Dei chiedono di sensibilizzare l’opinione pubblica cosi che si abbatta il muro dell’omertà e della paura.
Alida Vanni
postato da latorredibabele · permalink · commenti
martedì, 13 febbraio 2007, 20:15
Aperta in Albania un'inchiesta su un presunto traffico di minori, sottoposti anche a trapianti illegali. Si indaga sulla scomparsa di circa duemila bambini, trasferiti illegalmente in Grecia e in Italia, per essere sottoposti a trapianti. Ma sarebbero milioni i bambini in vendita, ridotti in schiavitu' o usati per il traffico illegale di organi in tutto il mondo, secondo i dati riportati nel gennaio scorso dal dossier Fides, l'agenzia vaticana per l'evangelizzazione dei popoli, che ha dato il via al troncone italiano dell'inchiesta, seguita dal pubblico ministero romano, Adelchi D'Ippolito. Numeri molto preoccupanti, soprattutto per quanto riguarda la vendita dei minori ed il traffico illegale di organi. Tra le pagine del dossier si scopre infatti una sorta di 'listino prezzi' che prevede fino a 50.000 euro per l'acquisto di un neonato maschio e 30.000 euro come costo di un fegato. In generale, il giro d'affari del traffico illegale di bambini ammonterebbe ad 1,2 miliardi di dollari annui Situazioni limite che si verificano soprattutto nelle zone del sud del mondo, dove 13 milioni di bambini minori di 5 anni muoiono per fame o malnutrizione mentre si calcola che, ogni sera, almeno 200 milioni di piccoli rimangono a stomaco totalmente vuoto. 121 milioni di bambini vengono privati dell'istruzione base, perche' nei loro paesi la scuola non e' ancora obbligatoria, gratutita ed accessibile a tutti. Bisogna poi contare anche i ''piccoli soldati'', impegnati nei tanti conflitti bellici del mondo: 300.000 sono minori di 18 anni. La maggiornaza di questi ''militari'' ha tra i 15 ed i 18 anni, ma esistono anche reclute di 10 anni o piccoli cacciatori di mine che, come in Birmania, sono mandati a correre lungo zone a rischio di esplosione. Il risultato: negli ultimi 10 anni, sono morti in guerra oltre due milioni di bambini e piu' di 6 milioni sono rimasti invalidi. Sono invece 211 i milioni di bambini-lavoratori in stato di schiavitu'. Da sottolineare, poi, il giro di prostituzione, soprattutto con minorenni, che in paesi orientali come la Thailandia ha coperto il 10-14% del Pil, negli anni tra il 1993 al 1995. Paolo Manzo SosInfanzia
postato da latorredibabele · permalink · commenti
lunedì, 12 febbraio 2007, 18:52
Un cuore fruttava dai 25 ai 30 milioni, la metà un rene o una cornea. Centinaia di bambini afgani, di età compresa fra i 4 e i 10 anni, sono stati usati come "pezzi di ricambio" e poi gettati morti per strada o nei fossati. Un maxitraffico di organi umani via Pakistan che ha prosperato per anni all'ombra dei Taliban così fiscali in fatto di barbe, donne e preghiere, ma che non hanno mai mosso un dito per reprimere questo orrore e che hanno addirittura mandato libero un reo confesso che solo lui di ragazzini ne aveva uccisi 60. Non ci sono cifre ufficiali in materia, non c'è alcuna autorità a cui chiedere conto di questa barbarie, ma c'è la memoria della gente di Kabul, della gente di strada che ha contato i cadaveri, ha visto in faccia gli aguzzini arabi e pachistani per lo più, tutti ricchi e protetti dal regime e ha potuto solo sperare che la stessa sorte non toccasse ai propri figli. Nel più grande ospedale cittadino, Sha Faknà, c'era un reparto offlimits per i locali con personale medico straniero. Così attrezzato e pulito rispetto alla sporcizia e alla precarietà di tutto il resto da sembrare quasi una clinica svizzera. Gli espianti se non addirittura i trapianti, è opinione diffusa, si effettuavano proprio lì. La materia prima era reperibile per le vie di Kabul, pullulanti di bambini nonostante i divieti degli studenti col mitra. Nel libro delle nefandezze commesse dai seguaci del mullah Omar, quello del traffico di organi umani occupa purtroppo un capitolo di molte pagine. Tante quante sono le storie di chi ha perso un figlio o una figlia. Quella che segue è solo una di queste, non l'ultima purtroppo. Rhuma aveva 4 anni. Ne avrebbe compiuti 5 in ottobre. Era una bella, vivace bambina, l'unica figlia femmina di Ali Akmad, 40 anni, commesso in una botteguccia di ferramenta al bazar. Martedì 21 agosto 2001, ecco la data che quest'uomo, piccolo, macilento che da allora ha perso il sonno e l'appetito, non dimenticherà mai più. E' la data della scomparsa della sua Rhuma. Poco dopo l'ora di pranzo, Rhuma, dopo aver mangiato un po' di riso, esce in strada Akmad e i suoi vivono nel popoloso quartiere Shasdarak per giocare con gli altri bambini. Lo fa sempre. La madre non si preoccupa più di tanto. Qualche minuto dopo Najib, 18 anni, il fratello più grande, sente una brusca frenata, un pianto disperato e si precipita subito in strada, Rhuma non c'è più e i suoi compagni di gioco muti indicano il gippone che se la sta portando via. Urla a sua volta, Najib: «Papà, l'hanno rapita, rapita». La strada si affolla di gente, di madri preoccupate. Riscatto, vendetta? Due ipotesi che Ali nemmeno prende in considerazione. Non ha soldi, guadagna solo poche decine di dollari al mese, e non ha mai torto un capello a nessuno. E allora perché?, si chiede senza trovare risposta. Anzi una risposta ce l'ha ma non vuole prenderla in considerazione. Vive ore da incubo facendo mille congetture, passando al setaccio tutta la sua povera vita. Ma niente, non sa spiegarsi perché sia toccato proprio a lui. Due giorni dopo, giovedì, ore 23. Il rombo di un'auto in corsa e qualcosa che va a sbattere quasi contro il loro uscio fa sobbalzare Ali e sua moglie che si precipitano fuori. Per terra c'è un sacco di terra grezza. Dentro c'è quel che resta di Rhuma. Gli assassini l'hanno come sventrata, le hanno portato via il cuore, i reni, un occhio e l'altro le penzola fuori dall'orbita. Ali e la sua donna stringono per ore quel corpicino piangendo tutte le lacrime che hanno, mentre una tendina viene subito riaccostata nella bella casa di fronte. Quella dove vive l'arabo. Si chiama Yasser, ha poco più di trent'anni, è ricco sfondato. Ha trequattro mogli, servitori e guardie del corpo. Davanti alla sua palazzina stazionano sempre fuoristrada nuovissimi, ha la parabola sul tetto e gira sempre con un satellitare così piccolo che sembra un cellulare. E' arrogante e violento, ha già ucciso un amico di Ali per prendersi la sua giovane donna, è uno della cricca di Osama bin Laden, un intoccabile quindi. Traffica ogni genere di cose alla luce del sole e odia i tagiki. Tutte le volte che incrocia Akmad, che è di quell'etnia, gli urla in faccia il suo disprezzo. Per il solo fatto che sia tagiko crede che sia parente di Massud, il leader dell'Alleanza del Nord, il nemico giurato dei Taliban. «Vi metteremo tutti al muro, compreso il tuo comandante», lo minaccia. Ali ora non ha quasi più dubbi: Yasser deve sicuramente entrarci con la morte della sua bambina. Se avesse un'arma, Ali non esiterebbe a farlo fuori all'istante, ma non ha che le mani. Bussa alla porta del suo vicino, ma uno dei suoi guardaspalle poco ci manca che lo prenda a fucilate: «E' tardi, tagiko, riprova domani». L'indomani arriva dal prefetto Njasir. «Hanno ucciso la mia figlia più piccola strappandole cuore, reni, occhi dice so chi è stato, chiedo, anzi pretendo giustizia». Njasir lo ascolta distrattamente e poi lo licenzia con una minaccia: «Attento, vacci piano con le accuse, capisco il tuo stato d'animo ma stai gettando fango addosso a un galantuomo. Tornatene a casa, vedremo». Se ne torna a casa Ali e fa l'unica cosa che può fare: spedire lontano gli altri due figli piccoli. E fa bene perché nel suo stesso quartiere, appena una settimana più tardi, un'altra bambina subisce la stessa terribile sorte di Rhuma. Renato Caprile Repubblica.it
postato da latorredibabele · permalink · commenti