Dossier
Gli approfondimenti della Torre di Babele
 PINO SCACCIA
Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità
pinoscaccia@gmail.com
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sabato, 14 aprile 2007, 23:27
Timisoara (Romania) - In meno di un’ora (c’e’ un volo al giorno, la mattina presto) da Chisinau si arriva a Timisoara, in Romania. Dicono che questo sia il reale crocevia della tratta, il centro del traffico di esseri umani. Citta’ della rivolta, a Timisoara c’e’ l’orgoglio della memoria, i primi moti davanti al teatro dell’opera contro il regime di Ceausescu sedici anni fa ma anche il desiderio di entrare presto in Europa e voltare definitivamente pagina. Fra passato e futuro c’e’ la piaga della tratta, gestita completamente dagli zingari che qui hanno costruito un impero grazie agli enormi capitali e alla corruzione. Un potere criminale non nascosto, addirittura vantato e tanto che vecchie zingare gestiscono direttamente la prostituzione per strada. Avram Imbrodane e’ una via lunghissima dove gli zingari hanno costruito, e continuano a costruire ville faraoniche dove neppure abitano, ma solo per dimostrare che qui comandano loro. Comprano tutto, e tutti. Mi hanno raccontato di una ragazza che era andata alla polizia a denunciare il suo sfruttatore. Dopo cinque minuti e' arrivato lo sfruttatore, ha dato cento dollari al poliziotto, quattro schiaffi alla ragazza che poi alla sera e' stata costretta ad andare con quel poliziotto. Gli zingari non trafficano solo in ragazze. C’e’ un posto dove sono raccolti quelli che riescono a fuggire, le terme di Baile Calacela, dove i ragazzi lavorano e ritrovano serenita’. L’amministratore Meltes Mircea: “Quando hanno quindici-sedici anni per legge gli orfani devono uscire dagli istituti, soli, indifesi. Fuori ci sono loro ad aspettarli. Se sono donne diventano prostitute, se sono maschi quando va bene sono storpiati per andare a mendicare, se va male sono venduti. A quell'eta' non per le adozioni ma per il mercato degli organi. Sono venduti a pezzi”.

Mariana Petersel e’ la responsabile di “Generatie Tanara”, “generazione giovani”. In questo momento ha molte ragazze da recuperare, compito difficile, appena arrivate dall’Italia.Nel centro ci sono anche adolescenti, quelle che da noi chiamiamo baby-prostitute. Salvate, appena in tempo. Due bambine con il corpo da donna. Il corpo e, purtroppo, anche gli occhi gia' da donna.Mihaela ha sedici anni, e’ di Timisoara. “Quest’estate ho conosciuto una ragazza, piu’ grande di me. Mi ha presentato degli uomini, non mi piacevano, erano troppo vecchi. E non sorridevano mai. Mi hanno chiuso per giorni in una casa, senza darmi da mangiare, niente. Un giorno sono entrati nella stanza e mi hanno detto: adesso ti portiamo in strada così’ fai un po’ di soldi. Io non ho risposto, quando sono scesa sono riuscita a scappare. Ho corso tanto finche’ ho trovato un’auto della polizia, ho chiesto aiuto e adesso sono qui. No, non mi sono mai prostituita”. Trema, guarda dall’altra parte, forse e’ una bugia. Alexandra ha quindici anni, viene da Orawitza, probabilmente e’ lei a spiegare la verita’.“No, non sono mai stata in strada. Ma sono andata con molti uomini, ma in casa, dentro una casa. Anch’io sono stata avvicinata da una ragazza piu’ grande. Mi ha portato a Timisoara, mi ha promesso un lavoro da ballerina in un locale. Poi pero’ mi sono ritrovata a fare le pulizie. Di giorno pulivo il locale e di notte dovevo darmi agli uomini. Per fortuna e’ finita quando la polizia ha fatto irruzione e mi ha salvata, insieme alle altre, tutte della mia eta’”
Liliana invece di anni adesso ne ha ventinove. Ma e’ entrata molto presto nell’inferno. A dodici anni. A quindici gia’ aveva un figlio. Le hanno fatto fare un figlio per venderlo. Poi altri due, stesso destino. L’ultimo in Italia. Liliana ha fatto per dieci anni la prostituta in Italia. La sua storia e’ la storia di tutte. Partita per fare la badante e ritrovatasi per strada. Venduta tante volte da tante bande. E serve per capire, dall’interno, l’orrore di una vita sul marciapiede. Liliana e’ uscita dalla Romania via terra come avviene con tutte le clandestine. Qui siamo a Cenad, in uno dei quattro posti di frontiera rumeni, al confine con l’Ungheria. La zona da dove provengono Oana e Mariana. Diecimila persone al giorno passano di qui regolarmente, molte s’infilano nella zona verde. Altri cercano di passare con il passaporto falso. Questo e’ un vecchio poliziotto di frontiera: da solo ha scoperto, ci dicono, almeno duecento passaporti falsi. Dentro la cabina ha le foto dei trafficanti piu’ pericolosi. In un’altra cabina c’e’ la foto di un bambino, Andrej, tre anni. Sanno che e’ stato rapito. “Non e’ facile prenderli, ma neppure tanto difficile –ci dice Gheorge Ciobanu, capo della polizia di frontiera di Cenad - perche’ i trafficanti sono cosi’ arroganti, cos’ sicuri di farla franca che passano di qui. Sembrano famigliole normali e invece portano bambini rubati. Oppure ragazze che sembrano le figlie e invece vanno a fare le prostitute. In Romania si entra illegalmente ma soprattutto si esce. La colpa e’ della miseria. Molto spesso ci ritroviamo di fronte a persone perbene che sono state ingannate dai trafficanti. Vengono tranquille perche’ hanno comprato il passaporto o il visto e sono convinte di essere, o sembrare, in regola. Magari quel documento l’hanno pagato con gli ultimi soldi. Invece le contraffazioni sono cosi’ grossolane che e’ facile scoprirle. E loro non sanno neppure dove ritrovare chi gli ha venduto, di fatto, la galera”.
Il viaggio finisce dove era cominciato. Le ultime notizie dalla Romania, e sono cifre ufficiali, parlano del piu’ del quaranta per cento della popolazione senza i servizi essenziali, neppure l’acqua corrente. Un fenomeno definito da diciannovesimo secolo, perche’ in campagna si arriva addirittura al doppio, all’ottanta per cento. E allora forse si capisce perche’ sono convinte che quello sia l’inferno. Senza sapere invece che l’inferno e’ un altro. E da quello non ci si puo’ salvare.
sabato, 14 aprile 2007, 23:25

Oana, diciannove anni. Quando stava per strada ne aveva sedici, portata via da un villaggio tra
la Romania e
la Moldavia. Come tante. altre, tantissime: stessa provenienza, stessi percorsi, stesso destino. Tragico. Adesso Oana e’ salva, ma non a tutte riesce di uscire dall’inferno. In Italia, secondo dati attendibili, ci sono non meno di centomila prostitute. La meta’ sono nere, le bianche provengono tutte dal triangolo dell’est Europa Romania-Moldavia-Ucraina. Le rumene sono il 35 per cento del totale. Incontriamo Oana a Cattolica, in una casa famiglia dov’e’ in attesa di trasferirsi a Napoli per una vita normale: un lavoro pulito in grande magazzino, un ragazzo perbene. Ha ancora tempo per rifarsi un futuro, ma la sua adolescenza ormai e’ stata rubata, e buttata. Oana batteva la strada, l’Adriatica, tante altre si prostituiscono nei locali. Come Gabriela che incontriamo a Terni, finita a vendersi dopo l’illusione di un lavoro modesto ma normale. E’ l’unica, fra tutte le vittime che abbiamo incontrato in questo viaggio, che preferisce non mostrarsi perche’ si e’ rifatta una vita, lavora in pizzeria e sta quasi per sposarsi. Quel locale, una vera e propria casa di appuntamenti, e’ stato chiuso ma la realta’ della prostituzione sommersa e’ ancora molto attiva in Umbria, come in tante parti d’Italia. Per tutte la molla e’ la speranza di trovare il paradiso, fuggendo dalla miseria. Senza sapere di essere destinate all’inferno. E’ una corsa contro il tempo fra chi le infila in un mercato scellerato e chi le vuole salvare. Come don Oreste Benzi.

Chisinau (Moldova), ottobre 2005 - Il viaggio nella disperazione comincia da Chisinau, capitale di una Moldavia bella e contraddittoria, divisa tra una realta’ sociale pesante e una facciata brillante destinata solo ai turisti. Dicono che sia la capitale europea del turismo sessuale come lo sono Cuba per le Americhe e Bangkok per l’Asia. Forse e’ una fama ingiusta,
la Moldavia e’ migliore di quello che le cronache la fanno apparire. Certamente il fenomeno prostituzione esiste, come esiste in tutte le capitali del mondo, ma il problema non e’ tanto legato a chi resta quanto a chi parte. Senza dubbio c’e’ un flusso migratorio, volontario o coatto, molto pesante. Qui restano le prostitute piu’ giovani in attesa di essere catturate dai trafficanti. Le puoi trovare dappertutto meno che per strada. Le trovi nei centri commerciali e naturalmente nei locali, specchietti di una vita notturna puntata sul mercato del sesso. Certamente da qui parte quella che chiamano “la tratta degli esseri umani”: donne e bambini, fatti espatriare per le stesse vie. A rischio sono soprattutto le ragazze di campagna. Luoghi incontaminati, quasi un museo all’aperto, ma irrimediabilmente poveri.
Fra la tante storie drammatiche che abbiamo raccolto, quella di Mariana e’ fra le piu’ spaventose. Trent’anni, incinta di otto mesi. Il bambino che aspetta, ci dice, e’ frutto di uno stupro. In Bosnia. Caschi blu, dice, ne’ e’ sicura. Lo racconta come se fosse una cosa normale, non lo dice con l’aria di una denuncia. Ormai e’ abituata. Non e’ il suo primo figlio che vede solo nascere, che perde nel momento stesso in cui viene alla luce.“Sono nata a Iash, un piccolo villaggio di frontiera. Ho trent’anni. La mia vita non e’ mai stata facile. Mio padre e’ morto che ero piccolissima. Appena ho potuto, non avevo ancora vent’anni, sono partita con mia sorella in cerca di fortuna. Siamo riuscite a raggiungere la Serbia , lì’ ho perso di vista mia sorella. Ero sola e allora sono andata in Bosnia. Ho conosciuto un uomo, grande e grosso, cattivo. Molto ricco. Un giorno mi ha spiegato perche’ era cosi ricco, perche’ vendeva bambini. Ha fatto l’amore con me per forza, perche’ voleva bambini da vendere. Ne ho fatti tre per lui che li ha venduti tutti. Poi un giorno sono scappata. Ma il mio destino non e’ cambiato. Mi sono venduta centinaia di volte per sopravvivere, anche per pochi soldi. E mi e’ capitato di restare ancora incinta, perche’ ho incontrato bestie. E’ stato un soldato, un casco blu. Non so chi sia, ne’ ricordo la sua faccia, mi hanno presa in tanti. E adesso che questo figlio e’ mio, che potrei tenerlo, sento di non volerlo. Che ci faccio io con un figlio? Non ne ho bisogno, anzi e’ un problema in piu’”. Il tranello e’ nei giornali. Ogni venerdì a Chisinau esce un giornale di annunci, come ne escono in ogni parte del mondo. Si chiama “Makler”, il mercato. Ci sono cinque tipi di annunci. Soprattutto si vendono visti. Visti falsi per l’Italia, per la Gran Bretagna e per l’Austria. Si promette celerita’. Non si parla di prezzo. Poi ci sono le offerte, anche queste false, di lavoro. In ballo contratti per ristoranti, locali notturni, alberghi ma anche per fotomodelle e badanti. Fin qui i tranelli. La terza serie di annunci riguarda direttamente la prostituzione, sia pure mascherata sotto pubblicita’ di saune e massaggi. Ci sono stavolta anche i prezzi, e sono modici. Cinquanta euro per un trattamento completo, cioe’ per una ragazza. Gli altri annunci sono apparentemente sentimentali. Qui scrive c’e’ un ragazzo italiano, 32 anni, che si definisce bello, serio e sano che cerca amicizia, ma pretende foto. Lunghissima la lista numero sei dove ci sono le ragazze che invece l’amicizia la promettono, bionde e brune e rosse. E c’e’ chi ci casca. Il sogno di tutte le ragazze moldave in effetti e’ di portare un giorno un fiore ai piedi del principe Stefancel, com’e’ tradizione di tutte le spose. Ma non tutte ci riescono. Molte ragazze, moltissime, finiscono invece nel tunnel. C’e’ un giornale soprattutto che si batte contro il traffico, “Ziaru de Garda”, settimanale forte, coraggioso che dedica ampio spazio all’”anti exodul” a combattere cioe’ quello che appare come un vero e proprio esodo dalla Moldavia. Ci dice il direttore Alina Radu: “Non dar retta alle autorita’, qui il traffico continua e come. Almeno dieci ragazze al giorno partono e quasi tutte per l’Italia che resta la destinazione preferita, attirate dal miraggio di un lavoro e poi fatalmente preda degli sfruttatori. Calcoliamo che circa la meta’ dei moldavi fuori per lavoro sono nel vostro Paese. Il problema e’ che e’ quasi impossibile uscire legalmente per cui devono affidarsi a organizzazioni che le fanno emigrare clandestinamente. Costa molto, sui tremila euro, cosi’ sono disposte a tutto, anche a vendere bambini per farli mendicare o per gli organi o per la pedofilia. Queste ragazze attratte dal miraggio di una vita migliore non si fermano davanti a niente. Ed e’ tutto alla luce del sole perche’ la polizia qui e’ tutta corrotta. E non solo la polizia. Quest’anno ci sono stati 250 processi per traffico di esseri umani. Soltanto una donna e’ stata condannata. Una povera disgraziata che non aveva neppure i soldi per corrompere, per comprarsi la liberta’”.
Fra i trafficanti numerose sono le donne, perche’ e’ piu’ facile uscire clandestinamente.L’ultima coppia moldava arrestata e’ questa: Gavril e Tamara Bulghieru presi in Gran Bretagna dopo aver portato seicento ragazze, vendute a bordelli per 20 mila sterline l’una. Ma non sono soltanto le ragazze vittime del traffico. Ci sono anche bambini, destinati alle adozioni illegali e molto piu’ spesso al mercato degli organi. “Il traffico di essere umani e’ ancora molto vasto – dice Eugen Rusu, procuratore generale -. Dalla Moldavia le vittime sono portate un po’ in tutto il mondo: in Turchia, Russia, Cipro, negli Emirati, nell’ex Jugoslavia e in Italia. Il vostro Paese talvolta e’ la meta finale, altre volte e’ solo un transito per la Francia o la Germania. In Italia ci sono almeno, a quanto ci risulta, 300 mila cittadini moldavi, la meta’ clandestini. Quasi tutti arrivano con la proposta di un lavoro. Magari all’inizio lo hanno anche, gli uomini come muratori, le donne come badanti, ma poco dopo sono infilati nei mercati criminali. La cosa che ci meraviglia e’ che queste bande sono formate in genere da albanesi, secondo tutte le denunce che abbiamo raccolto, e non dalle mafie italiane”.

La storia di Ieroslav e’ sintomatica e terribile. Ieroslav e’ un ingegnere. Abita in periferia, in uno dei tanti palazzoni costruiti dai sovietici. Ci fa entrare, lacrime agli occhi, nella stanza del suo bambino. Amava molto i modellini, ci racconta, ecco questo e’ l’ultimo, un sommergibile, che non e’ riuscito a finire. La storia di Andrej, bambino rapito, somiglierebbe tragicamente a quelle di tanti altri bambini rapiti ma il suo destino forse e’ ancora peggiore, perche’ la trafficante non e’ una donna qualsiasi, ma e’ la madre. Andrei ha cinque anni. E' epilettico, lui e' convinto che la donna vuole venderlo ai trafficanti di organi. Mi ha fatto vedere la sua cameretta piena di modellini, la sua passione, fino all'ultimo, un sommergibile che non e' riuscito a finire, e poi mi ha fatto sentire la voce del bambino al telefono che chiede urla, piange, chiede aiuto. Adesso Andrej, se e' ancora vivo, dovrebbe stare a Milano. Quella telefonata e' vecchia di mesi, di febbraio. “Fino a due anni fa eravamo una famiglia normale. Amavo molto Cornelia, mia moglie, ed ero felice con Andrei, un bambino intelligente e sensibile. Poi il lavoro mi ha portato in Ucraina, per due mesi. Quando torno mia moglie mi dice che ha deciso di cercare fortuna in Italia, lì ha i genitori, abitano a Cologno Monzese. Va via, per un anno intero sparisce. Poi, l’anno scorso, torna. Un giorno trovo la casa vuota. Lei se ne’ andata portandosi via Andrej. Sono disperato, comincio ad informarmi. Scopro che e’ andata in Ucraina, li’ avrebbe venduto un rene del bambino, poi e’ passata per l’Ungheria nascondendo Andrei dentro uno scatolone. Poi e’ arrivata in Italia falsificando i documenti. E’ Andrei in quell’ultima telefonata che mi dice che stanno vicino Milano. So che ci sta pure tutta la famiglia di Cornelia, i genitori, la sorella e il fidanzato della sorella. Adesso temo per mio figlio perche’ ho denunciato il rapimento e ho scoperto che tutta la banda traffica in bambini per scopi sessuali, li offrono ai pedofili. Ci sono le prove che hanno gia’ portato via altri bambini dalla Moldavia, sugli otto anni, un bambino e una bambina. Cornelia e’ stata anche fermata ma e’ riuscita a non farsi arrestare, forse ha pagato. Ho paura per Andrei, molta paura”.
C’e’ chi cerca di salvare i bambini. L’organizzazione si chiama "Salvari copiii", la versione moldova di "Save the children". La sede e' nel centro della capitale ma vengono bambini da tutto il Paese. Bambini senza nessuno. Presi dalla strada, orfani, abbandonati soprattutto: da genitori scappati in cerca di fortuna nella nuova Europa o da madri che hanno deciso di prendere la scorciatoia per la sopravvivenza, insomma fanno le prostitute. Mariana Ianachevici ci fa visitare la struttura. Questo e' un istituto bello e funzionante. I bambini che finiscono qui sono fortunati. Ma ce ne sono altri terribili, ai limiti dell’orrore. Specialmente quello di Tiraspol, in Transnistria che e' zona in guerra, un'altra parte del mondo dove si combatte senza che nessuno ne sappia niente. Lì ci finiscono i bambini con gravi problemi psichici. Insomma, un manicomio per minori, dove sono trattati come le bestie, letteralmente in gabbia. Eppure c’e’ chi sta addirittura peggio, come tutti quelli spediti a Mingir, un villaggio, per togliergli gli organi o per diventare merce per pedofili.
Destini che si incrociano. Il destino della madre e quello dei figli, tutti vittime del traffico. Non solo. Anche quello dei vecchi. Anche loro abbandonati: dai figli in cerca di fortuna. Qui siamo al centro Regina Pacis. Ragazzi e anziani sono insieme e forse gli anziani hanno piu’ bisogno di aiuto perche’ sono alla fine della strada, senza piu’ la speranza di risalire.
Anche lei si chiama Mariana, nome comunissimo in Moldavia. Per molti anni ha fatto, e forse fa ancora, la prostituta a Venezia. Una storia simile a quella di tante altre ragazze moldave, costretta sulla strada dai trafficanti albanesi, picchiata a sangue perche' voleva smettere. Piccolina, neanche bella, e' un patrimonio che i bastardi non mollano. E' la madre a cercarla. L'ultima volta l'ha sentita a maggio del 2002, poi piu' niente fino al ricovero in un ospedale veneziano per ferite agli occhi e alla fronte. Un pestaggio. Alla madre ha detto anche il nome del suo aguzzino, Childe, un albanese. Chissa’ dov’e’ adesso, chissa’ se e’ ancora viva. La sta cercando Tatiana Catana, una giurista che si batte per il recupero ma soprattutto per la prevenzione. “Il nostro impegno, e il nostro problema, e’ di riportare le ragazze alle famiglie, quando tornano. Sono quasi tutte rifiutate, c’e’ vergogna, specie nei villaggi. Così finisce che in qualche modo tornano nell’inferno perche’ e’ sempre meglio che stare qui, senza niente. Il problema e’ anche culturale. Ci stiamo battendo con campagne forti, tentiamo la strada della prevenzione. Cerchiamo di spiegare che e’ meglio restare qui povere ma libere che schiave da qualche altra parte. Ma non e’ facile. “ Piange Anastacja. Lei sa dov’e’ e cosa fa la figlia, ma cerca la nipotina. Una storia strana in cui evitiamo nomi e cognomi reali perche’ la ragazza corre grossi rischi. Anastacja ci racconta la storia. “Mia figlia e’ stata rapita sei anni fa, quando ne aveva ancora diciassette, da due albanesi. E’ stata in Grecia per qualche mese poi portata in Italia, a Milano. E’ riuscita una sera a scappare e a denunciare gli sfruttatori che adesso stanno in galera. Nel frattempo ha partorito. Adesso Maja, la bambina, ha cinque anni ma l’hanno tolta a mia figlia, l’hanno data in affidamento. Io rivoglio mia figlia e voglio la mia nipotina. Potete aiutarmi a ritrovarle?”
martedì, 13 febbraio 2007, 20:32
Nigeria, 1988 - A Lagos li chiamano "chief", capo. Vestono bene e in genere si presentano come "dottore". Quando arrivano a un'ambasciata europea mettono sul tavolo decine di passaporti. Per un carico di uomini inventandosi addirittura partite di calcio internazionali. Per le donne sfilate di moda. I nomi sono quasi sempre gli stessi (cinque in tutto: il piu' diffuso per le ragazze e' Momoh) perche' quelli che fanno i passaporti falsi a Victoria Island non hanno molta fantasia. Ci vuole poco a capire che si tenta di rifornire il mercato degli spacciatori e delle prostitute ma in qualche ambasciata si finge da anni di non capire. Quando siamo andati noi, tempo fa, bastavano poche centinaia di dollari. Senza troppi pudori, quasi davanti ai nostri occhi. Adesso, dicono, di dollari ce ne vogliono duemila. Perche' il mercato e' cresciuto.
Secondo un rapporto della Casa Bianca il quaranta per cento dell'eroina che entra negli Stati Uniti arriva dalla Nigeria. Proprio in base al rapporto del dipartimento di Stato sul narcotraffico, il presidente Clinton ha deciso di iscrivere la Nigeria, insieme a Birmania, Iran e Siria, nella lista dei Paesi che non posso beneficiare degli aiuti umanitari americani.Questo per quanto riguarda la droga. I fatti poi dimostrano che il mercato della prostituzione nelle maggiori citta' italiane e' interamente occupato dalle nigeriane.
Siamo stati per una settimana chiusi nella nostra ambasciata a Lagos. Eravamo andati a fare le riprese alle discariche di bidoni tossici e ci avevano arrestato, nonostante i permessi. Perche' in Nigeria e' proibita qualsiasi immagini. Tutto quello che esiste e' stato ripreso clandestinamente, sempre. Non e' un caso che in aereo si arrivi e si parta di notte. In quella settimana in ambasciata avevamo visto "strani" movimenti. L'inchiesta della magistratura torinese parte dal 1989. Noi eravamo li' l'anno prima. La Nigeria e' un Paese di una bellezza incredibile e anche ricco, grazie al petrolio. Solo che la ricchezza, come succede in Africa, non riguarda certo il popolo. Sicuramente e' uno dei Paesi piu' difficili che abbiamo conosciuto. Violento, corrotto: con grandi coinvolgimenti governativi. Un Paese dove la vita conta molto poco. Ecco perche', per una delle tante Momoh, diventa un sogno anche finire su un marciapiede. Purche' europeo.
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