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New York, 1995. Ed ecco finalmente Mulberry street vestita a festa. Si celebra San Gennaro per dieci giorni. Luci e tricolori dappertutto come vedete. E' il ruggito d'orgoglio della Little Italy di Manhattan, una gran sarabanda paesana dominata manco a dirlo dalle bancarelle e dal frastuono, come sentite. E' la vittoria degli emigranti o della mafia, come pensa il sindaco Giuliani? Dicono che la festa sia stata organizzata piu' o meno direttamente dalla famiglia Genovese che ora domina Cosa Nostra dopo aver spodestato i Gambino. Arrestato John Gotti, il padrino sarebbe Vincent Gigante che si finge pazzo per evitare il rinvio a giudizio per otto omicidi. Le altre famiglie non esistono piu', decapitate dalla giustizia e dalla nutritissima concorrenza: i latinos, i russi e soprattutto i cinesi.E cosi' tarantelle, lasagne e bandiere italiane si sono riappropriate di un quartiere da cui in realtà sono stati cacciati anni fa. Una finzione semplicemente, poi il territorio tornera' in mano alla Triade, per traffici illeciti più consistenti. Mischiati alla folla, attentissimi, molti poliziotti. Convinti che a Little Italy, in queste serate ancora tiepide di New York, sfilerà tutto il vertice della mafia americana. Se è vero che gestisce i rosari di San Gennaro, le lotterie e il pizzo ai bancarellari, significa che la vecchia Cosa Nostra è proprio ridotta al lumicino. Ma all'Fbi ammoniscono: "Attenti alla nuova. Non ama i riflettori. E' la piu' pericolosa".
Salvare la vita e salvare gli affari. Negli anni ' Mosca, 1993 - A due passi dal Cremlino, nel sottopassaggio della metropolitana, c'e' Al sesto piano della Casa Bianca, la sede del Parlamento russo, incontriamo Aslanbek Aslakhanov, presidente della commissione antimafia. Lancia un grido d'allarme: interno ma anche esterno. - Lei e' stato il primo in Russia a denunciare il pericolo mafioso. A che livello e' arrivato ora il fenomeno?"La mafia per un russo e' da sempre un concetto vago. Significa tutto quello che e' contro di lui, il disordine, i delitti. Ma la scoperta di una vera e propria organizzazione criminale risale all'84-85".- Lo stesso presidente Eltsin ha parlato di corruzione, di infiltrazione nello Stato, quello che avviene nei paesi occidentali"Prima della perestrojka la polizia negava l'esistenza di certi fenomeni, neppure si poteva parlare di mafia. Ma ormai e' chiaro a tutti che esiste una struttura che si e' inserita nel processo di liberalizzazione. E che c'e' una congiunzione fra cosidetti colletti bianchi e imprenditori. I capitali spesso sono notevoli ed e' inutile negare che anche da noi corrano quelle che voi chiamate tangenti". -La mafia russa ha contatti internazinali, sembra addirttura che abbia stretto un patto con Cosa nostra, a tal punto che lei verra' presto in Italia per parlanre con le autorita' italiane. Cosa ne sa di questi rapporti?""Sicuramente i legami ci sono. So per certo che c'e' una stretta colleganza fra mafia russa e mafia italiana nel traffico della droga. Ma non solo. Ogni affare illecito li trova insieme. E' necessaria una grande collaborazione fra i nostri governi".- C'e' anche uno scambio di killer, non solo con la mafia ma anche con servizi segreti stranieri?"Ho la certezza di viaggi di killer russi in Germania e negli Stati Uniti. Ma probabilmente si sono recati spesso anche in Italia. I killer russi, da quel che so, sono molto richiesti perche' hanno imparato in fretta, hanno acquisito cioe' una certa tecnica, in piu' sono molto feroci e costano poco. Tutte condizioni per assoldarli” Quando andiamo via, a microfoni spenti, si spinge oltre: "Tra un anno noi andremo via, perche' siamo stanchi. E la nuova classe politica russa sara' almeno per meta' appoggiata dalla mafia. Proprio come succede nei Paesi occidentali". Mancano soprattutto le leggi. L'allarme, o meglio un vero e proprio grido di aiuto viene dal Procuratore capo di Mosca, Valentin Stepankov. Come in Italia, i magistrati russi sono ormai sulla linea del fronte contro la criminalita' organizzata. Per la prima volta l'anno scorso tre giudici sono stati uccisi nell'adempimento delle loro funzioni. E hanno perso la vita anche trecento funzionari, investigatori, agenti dei servizi di sicurezza. Decine di procuratori hanno avuto attentati, assalti, tentativi di rapimento."E' molto difficile fare questo mestiere in un Paese che ha la piu' profonda mancanza di rispetto per la legge. La mafia da noi e' appena nata ma come ha sottolineato detto il presidente Eltsin ha gia' surclassato quella siciliana e purtroppo gia' abbiamo i nostri Falcone e Borsellino. E abbiamo anche noi i Di Pietro che stanno indagando su una rete di corruzione pubblica da far impallidire la vostra Tangentopoli. Il problema e' che noi giudici siamo pochi e ancora giovani. Dalla Procura generale dipendono 23 mila uomini che devono far rispettare la legge in oltre tremila distretti e province. Il 40 per cento, oltretutto, sono neo laureati. Oltretutto, c'e' un fattore culturale che limita il nostro lavoro. Per la gente il potere giudiziario e' ancora considerato il braccio repressivo del potere politico. Non e' piu' cosi'. Non c'e' piu', in Russia, il Grande Fratello intento a sovergliare ogni mossa dei suoi cittadini. Per combattere la mafia bisogna stare uniti e la gente deve cominciare a non considerarci piu' suoi nemici" Anche in Russia, come nel mondo, tutto e' cominciato dalla droga. Un pacchetto di erba qui costa piu' o meno cinquemila lire. Pochissimo. Significa che e' sin troppo facile esportare. L'eroina sintetica e altri allucinogeni prodotti nei laboratori di Mosca costano, ad esempio, almeno dieci volte meno rispetto alla media europea. E l'hashish coltivato in Kazakistan ha un prezzo inferiore di cento, persino centocinquanta volte dei mercati occidentali. Ci dice un poliziotto della squadra antidroga: "Per tanti anni si e' taciuto sul problema degli stupefacenti. Adesso finalmente si puo' parlare e le cifre fanno spavento. I drogati in Russia sono ormai otto milioni. E il 74 per cento sono ragazzi sotto i trent'anni".In altre parole, Della mafia russa ci parla, dal di dentro, un boss di Mosca. Cosi' arrogante e sicuro di se che ha accettato di incontrarci. L'appuntamento, lo fissa lui, e' nei giardini dell'Universita'. Una sola condizione: di non rivelare la sua identita'. Di lui dunque non saprete il nome, ma saprete come la pensa, soprattutto che sta succedendo nella capitale dell'ex impero sovietico.- E' ricco?"Ogni persona ha i suoi parametri. Secondo i miei, sono molto ricco". - Quanto guadagna l'anno, me lo puo' dire?"Mediamente, cento milioni l'anno. Di dollari"- Di cosa si occupa, qual e' il suo campo di azione?"Ho una sfera di attivita' molto ampia, non ho un settore ben definito"- Qualsiasi cosa va bene pur di far soldi?"No, credo di essere arrivato a un'eta' in cui bisogna pensare anche all'anima. Ma diciamo che i soldi mi interessano".- Si parla della mafia che ha contatti con strutture statali. Lei ha contatti con politici?"Sono loro che vengono da me, che cercano i contatti".- Chi comanda a Mosca?"L'arbitrio, l'anarchia. Non si sa ancora chi comanda".- C'e' almeno un omicidio al giorno, e' in atto una guerra fra bande. Chi sta vincendo e chi sta perdendo?"Quelli che fanno la guerra sicuramente perdono".- Si dice che i ceceni,ad esempio, siano i piu' forti e che ci sia in atto una guerra con gli azeri e i russi. E' vero?"I ceceni? Tra molto poco loro abbandoneranno Mosca e ritorneranno in patria".- Si dice anche che questa guerra fra brigate mafiose sia addirittura orchestrata dai servizi segreti, dal Kgb, per farli eliminare fra di loro."Qualsiasi cosa in corso nel nostro Paese viene sempre provocata dai servizi segreti. Non solo da noi, anche da voi".- Sa se c'e' un rapporto fra mafia russa e mafia italiana?"Certo che c'e'. Anche se non stimiamo gli italiani. Io non credo che siano cosi' forti, come si pensa nel mondo, grazie magari a qualche film spettacolare. Tutti i mafiosi italiani che ho conosciuto sono dei mediocri. Non sono capaci di certe azioni. Io sono convinto che stragi come quelle avvenute a Palermo, la strage Falcone soprattutto, siano opera di mercenari, di gente venuta da fuori. Non posso dire di piu', ma diciamo che c'e' gente, a tutti i livelli, anche da noi che cerca qualsiasi sistema per far soldi. Ed e' molto brava".- Ha mai ucciso qualcuno?"Si', una volta".- E ha fatto uccidere altri? "Preferisco non rispondere"- Cos'e' la mafia per un russo?"Una parola straniera. Da noi i mafiosi come li intendete voi non esistono. Si tratta di gente che sta combattendo per la giustizia. La mafia vera stava nel comitato centrale del partito comunista. Per fortuna ora il comunismo non c'e' piu' e spetta a noi combattere. Si', tocca a noi pensare al futuro".- A noi chi?"Noi, un gruppo di persone che molto meglio di Eltsin e di Kasbulatov pensano allo sviluppo del Paese. Abbiamo i soldi, le conoscenze e la volonta' per creare un nuovo sistema. Il problema e' tutto nostro e noi lo dobbiamo risolvere".- Crede in Dio?"L'uomo che non crede e' una bestia. E' un cadavere ambulante. Bisogna credere, in qualcosa o in qualcuno".Quando ci saluta dice: "E' stata una giornata pesante. Prima di venire qui ho passato sei ore a spiegare che e' meglio convincere che sparare. Che le parole valgono piu' delle pistole". Solo a Mosca, fra piccole e grandi, ci sono dieci bande criminali. Qui le chiamano brigate. Ogni brigata ha da Nella Russia ammaliata dal miraggio del capitalismo, sotto i colpi del mercato, spuntano nuove professioni. Indifferenti alla crisi politica e occupazionale, i piu' intraprendenti si riciclano. Diventano, s'inventano governanti, mercenari, guardie del corpo, parrucchieri per cani, spogliarelliste. Ci hanno permesso di entrare in una scuola di strip-tease nata negli ultimi mesi a Mosca. Le ragazze vengono accompagnate addirittura dal fidanzato. Non tutte hanno un corpo da mostrare ma in comune hanno la voglia di fuggire. Cercano un contratto per l'occidente, un viaggio della speranza di cambiare. Quando non riescono, e poche di loro ci riescono, a farsi ingaggiare da un night dei nostri Paesi, scelgono allora la strada piu' facile, ma anche piu' triste: la prostituzione.Per gli uomini le strade sono altre. Prendiamo gli ex soldati dell'Armata Rossa, reduci da anni di stipendi da fame. Per chi ha voglia di menare le mani c'e' l'arruolamento volontario in organizzazioni paramilitari che smistano avventurieri nei punti caldi del globo. L'alternativa e' mettersi al soldo dei mafiosi che pagano profutamente. Alla peggio, ecco che ex sottufficiali dell'esercito si mettono a fare i picchiatori nei locali. Una notte siamo andati al "Banzai", un ex cinematografo di periferia. Su un ring si affrontano a colpi di "kick-boxing" e quanto di piu' violento si vede nelle risse di strada. Botte senza regole. In sala si divertono a scommettere (dieci dollari puntata minima, massima senza limiti). E c'e' chi, per far colpo sulla donna, sale direttamente sul ring a sfidare il vincitore.Mosca pullula talmente di criminali che un mese fa in un ristorante italiano in una normale operazione di polizia ne sono stati arrestati 26, appartenenti a bande interregionali. Nove di loro avevano il giubbotto antiproiettile. Nessuno quella notte ha sparato ma Mosca e' gia' stata paragonata alla Chicago degli anni Trenta. La polizia sembra impotente e la gente si sente indifesa.Il quadro della situazione in un incontro con Vladimir Suhailo, capo del dipartimento per la lotta alla criminalita' organizzata."L'aumento della criminalita' -dice- e' dimostrata dalle cifre. Dai sessantamila delitti del '91 si e' passati agli ottantamila del 92. E quest'anno stiamo andando anche peggio. Pensi che solo a Mosca, nei primi tre mesi dell'anno, ci sono stati 252 omicidi. Aumentano nel frattempo anche le rapine: E' venerdi' sera. Anzi l'alba di sabato. Le vie intorno al cuore della citta' sembrano deserte. Con l'auto sfioriamo l'"ugolok",l'angoletto, da dove in genere partono le brigate della mafia. La vie adesso sono deserte le brigate a quest'ora sono gia' partite. Mosca e' in mano loro. Ma non solo Mosca. A Vienna, in un convegno ad altissimo livello, gli esperti europei di criminalita' hanno stabilito che le nuove vie della droga e delle armi partono dall'est. Hanno parlato di rapporti organici fra gruppi criminali italiani e autentici eserciti di mercenari ex comunisti. E hanno citato Falcone e Borsellino. I primi che l'avevano capito. Forse sono morti (anche) per questo.
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