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"Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”. Enzo Baldoni

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". Joseph Pulitzer (1847-1911)

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venerdì, 20 giugno 2008, 19:47
Le Compagnie di Assicurazione in prima linea per la sicurezza stradale. Questo il tema al centro del convegno "I giovani e la sicurezza stradale: vera emergenza nazionale", organizzato da Allianz S.p.a., Assicurazioni Generali e Sasa - Gruppo Fondiaria Sai, in collaborazione con la Fondazione Ania per la Sicurezza Stradale, tenuto oggi a Trieste. Il convegno ha messo in evidenza la ferma volonta' delle compagnie di assicurazione di contrastare, con risorse finanziarie ed attraverso un costante apporto di strategie ed idee, una vera e propria piaga sociale: gli incidenti stradali:16 morti ogni giorno, 5.669 nell'arco di un anno, con un tasso di mortalita' pari a 2,4 ogni 100 incidenti e 332.955 feriti. Cifre tragiche registrate dall'Istat sulle strade italiane nel 2006. Un emergenza che colpisce molte famiglie italiane, che subiscono un lutto o un'invalidita' permanente di un loro familiare. L'alcol e la droga - e' stato affermato nel corso del convegno - sono tra le cause principali dei morti e feriti sulle strade. Secondo una stima dell'Istituto Superiore di Sanita', gli incidenti provocati da persone alla guida in uno stato psicofisico alterato corrispondono al 30 209568 del totale dei sinistri che avvengono nel nostro Paese. I dati forniti dal Ministero dell'Interno confermano questa tragica statistica.
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martedì, 27 maggio 2008, 14:13
Dal boia al chirurgo: «Il 95% degli organi trapiantati in Cina — dice Harry Wu — viene da cadaveri di condannati a morte». Le prove? «Nel 2006 l'ha ammesso lo stesso vice ministro della Sanità di Pechino. Alla fine hanno dovuto riconoscerlo. Noi lo denunciamo da anni. C'è un documento segreto datato 1984, firmato da sei responsabili governativi tra cui il ministro della Sicurezza Nazionale, che dava il via libera all'utilizzo dei giustiziati ». Di nascosto? «Sì. Le ambulanze che seguivano i condannati sul luogo dell'esecuzione dovevano essere anonime, con le targhe coperte». E oggi? «È permesso dalla legge. A tre condizioni, che di fatto vengono spesso aggirate ». Quali? «Il consenso degli interessati, l'ok delle famiglie. Il caso in cui nessuno reclami il corpo». Succede spesso? «Prenda me. Ho passato 19 anni nei laogai (campi di lavoro) per aver criticato il governo. Potevo essere giustiziato in ogni momento. La mia famiglia non l'avrebbe saputo. Mia madre morta suicida, mio padre prigioniero, i miei fratelli mi avevano rinnegato. Nessuno avrebbe chiesto il mio cadavere. Ho visto tanta gente morire così. Non ci sono regole che costringano le autorità a informare le famiglie. Dal 1949 il governo cinese rifiuta di dare notizie sulle esecuzioni». Corriere.it
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lunedì, 26 maggio 2008, 23:50
Mezzogiorno di fuoco in banca. Soprattutto il venerdì. L'Italia è prima in Europa per numero di rapine agli sportelli e la giornata più pericolosa è quella del fine-settimana lavorativo con il maggior rischio tra le 11.00 e le 13.30. Quasi uno sportello su dieci ha ricevuto la visita dei rapinatori, sottolineano i risultati dell'indagine svolta dall'Ossif, l'osservatorio dell'Abi sulla sicurezza, nella quale si sottolinea come nel 2006 ogni 100 sportelli in Italia ci siano state 9,67 rapine, contro le 1,37 in Germania, 1,14 in Spagna e 0,97 in Francia. E se si osserva il fenomeno in termini assoluti, i divari sono ancora maggiori: nel nostro Paese i 'colpi' sono stati 3.092, contro i 582 della Germania, i 438 della Spagna ed i 271 della Francia. E nel periodo 2002-2006 in Italia le rapine hanno fruttato un totale di 258,7 milioni, pari al 54% del totale rapinato nei principali Paesi europei.  Ansa.it
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lunedì, 26 maggio 2008, 23:33
Donne provenienti da oltre 60 diversi paesi mondo. Sono quelle che si prostituiscono sulle strade italiane, o nel chiuso di locali notturne e case di appuntamento. In tutto 70mila prostitute (50% straniere, 20% minorenni) per 9 milioni di clienti. Con un costo medio per prestazione di 30 euro: un giro d'affari di 90 milioni al mese, oltre un miliardo l'anno. Dietro non c'è più lo sfruttatore o la mafia locale. A 50 anni dalla legge Merlin a gestire la prostituzione in Italia sono diventate le mafie internazionali. I nuovi scenari italiani dello sfruttamento sessuale sono stati tracciati in un convegno organizzato da Caritas, Cgil, Cisl e Uil, che si è svolto alla Camera del Lavoro di Milano. A fornire i dati più allarmanti, Don Luigi Ciotti del Gruppo Abele. "Sono cambiati l'epoca e il contesto, ma le storie si ripetono - ha detto Don Ciotti -. Oggi il negozio si è trasformato in mercato e la proprietà dei corpi in mano a cartelli criminali, le mafie internazionali, alle quali hanno lasciato spazio le nostre mafie dopo aver scoperto il più redditizio commercio di droga". La prostituzione infatti è gestita dagli stessi trafficanti internazionali (soprattutto di origine est-europea, balcanica e nigeriana), che organizzano la tratta di essere umani. Da prostitute a schiave. Con meccanismi diversi, a seconda della nazionalità. I più crudeli sembrano essere i nigeriani che ricorrono a brutalità, ricatti, ritorsioni verso i familiari. Gli albanesi invece si sono allontanati dalle pratiche più violente, che portavano alla fuga delle prostitute e al rischio di essere scoperti. Ora tendono a lasciar loro più libertà e più guadagni. Le cinesi, ultime arrivate, vengono fatte prostituire solo nelle case private e diventano quindi vittime invisibili. Repubblica.it
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mercoledì, 21 maggio 2008, 22:05
Tra il 1999 e il 2008 in Calabria si sono verificati 202 omicidi per motivi di 'ndrangheta facendo registrare un incremento del 667%. Questi alcuni dei dati emersi dal dossier 'ndrangheta 2008 realizzato da Eurispes e reso noto oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa. In provincia di Reggio Calabria se ne contano 73, ovvero il 36,1% del dato complessivo regionale degli omicidi riconducibili alle guerre interne alle diverse cosche criminali. A seguire la provincia di Catanzaro, la cui quota di omicidi è pari al 24,3% del totale calabrese, dove gli omicidi legati a motivi di 'ndrangheta sono stati ben 49, i territori provinciali di Crotone con 43 omicidi (21,7%) e Cosenza con 30 omicidi (14,9%). Infine Vibo Valentia, 7 omicidi (3,5%). Approfondendo ulteriormente l'analisi e considerando l'incidenza degli omicidi per mafia sul totale di quelli volontari commessi, si nota che in Calabria, nel periodo considerato, oltre un omicidio su tre è ascrivibile ai tentacoli della 'ndrangheta: su 748 omicidi volontari commessi ben 202 (27%) sono riconducibili alla criminalita' organizzata calabrese. segue
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domenica, 18 maggio 2008, 15:40
ap129718401805102240_bigL'archivio nazionale americano ha reso pubbliche una serie di immagini che documentano le esecuzioni di massa di prigionieri politici sudcoreani da parte della polizia tra il 1950 e il 1951. La commissione "Verità e riconciliazione" in Corea sta investigando questi crimini: secondo una stima sono almeno 7000 le persone uccise a Daejeon e decine di migliaia in altre zone.  Immagini
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mercoledì, 14 maggio 2008, 19:33

Sono circa 160mila i rom, sinti e camminanti in Italia. Di questi, 70mila hanno cittadinanza italiana e 90mila provengono dai Balcani (in costante aumento quelli dalla Romania, che si aggirano sui 60mila). La stima è dell'Opera Nomadi, secondo cui l'Italia è tra i Paesi europei con la più bassa percentuale di rom/sinti (0,3%). Questa minoranza, rileva l'associazione, è caratterizzata da una bassa speranza di vita (l'età media è di 40-50 anni) e dalla presenza di un'alta percentuale di minori (il 60% di questa popolazione ha meno di 18 anni). Dossier

In Ue i rom sono 9-12 milioni. Circa 300 mila vivono in Francia, 300 mila nel Regno Unito (300 mila), 800 mila Bulgaria, Spagna e Ungheria. Italia al quattordicesimo posto. Rapporto 

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giovedì, 08 maggio 2008, 12:30

Le foto dell'orore ritrovate dal soldato Capp. Galleria

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giovedì, 08 maggio 2008, 12:21
Peggio del peggio. L’organizzazione non governativa Freedom House ha pubblicato all’Onu le “pagelle”, dando i voti e compilando la classifica dei 193 paesi e dei 17 territori dove, nel corso del 2007, si sono verificate le piu’ gravi violazioni dei diritti umani. (...) I peggiori trasgressori, nel rapporto Freedom in the World 2008 appena presentato al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che si può leggere anche online sono, fra gli stati - in ordine alfabetico - Birmania, Cuba, Libia, Nord Corea, Somalia, Sudan, Turkmenistan e Uzbekistan che vengono tutti classificati a quota 7 punti di penalizzazione, per la tutela (considerata inesistente) dei diritti politici e delle liberta’ civili. Alla lista nera si aggiungono, con lo stesso voto negativo di 7 punti, due territori che la comunita’ internazionale non riconosce come stati indipendenti: la Cecenia e il Tibet. “In tutte queste entita’ - afferma il rapporto – la repressione e’ intensa, il controllo dello stato sulla vita quotidiana e’ invasivo e arriva dappertutto, l’opposizione politica e’ vietata o soppressa. Il timore di venire perseguitati per qualsiasi forma di azione indipendente o di protesta e’ parte della vita quotidiana”. A questo primo elenco si aggiunge, sempre in fondo alla classifica, un gruppo di altri nove stati e di un territorio non statale che Freedom House considera sempre molto repressivi, ma appena al di sopra del “peggio del peggio”. Si tratta di Bielorussia, Ciad, Cina, Guinea Equatoriale, Eritrea, Laos, Arabia Saudita, Siria e Zimbabwe, oltre al territorio del Sahara Occidentale. Passando al Medio Oriente, la maglia nera spetta all’Arabia Saudita, dichiarata “non libera” con il peggior punteggio di 7 punti di penalizzazione per i diritti politici e 6 per le liberta’ civili. Non liberi, anche se meno dei sauditi, sono ritenuti Iran e Iraq, che ricevono 6 punti per ciascuna delle due categorie. Una nota di demerito riceve comunque anche Israele, che per quanto dichiarato “libero” con il punteggio piu’ elevato in fatto di esercizio dei diritti politici, si vede assegnare 2 punti di penalizzazione per le liberta’ civili. A parte la Cina, che il rapporto di Freedom House classifica senza esitazione nel gruppo dei paesi repressivi e senza liberta’, piuttosto severo e’ il giudizio dell’organizzazione non governativa anche sull’India, che essendo considerata la piu’ grande democrazia del mondo riceve, accanto all’Indonesia, una pagella alquanto scarsa, con 2 penalita’ per i diritti politici e 3 per le liberta’ civili.  Dossier
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martedì, 06 maggio 2008, 22:55
Dall'inizio dell'anno più di trenta detenuti sono morti nei penitenziari italiani. Di questi, undici si sono suicidati. Sono i dati raccolti nell'ambito del monitoraggio "Morire di carcere", consultabile sul sito Ristretti. Aggiornate al mese di aprile, queste stime si basano su informazioni raccolte dai giornali e agenzie di stampa, ma più spesso da comunicazioni di volontari e parenti dei detenuti. Informazioni faticosamente costruite, non ufficiali, né certamente complete. I decessi dei detenuti  tendono a sfuggire all'attenzione pubblica e, non di rado, vengono trascurate più o meno distrattamente dalle autorità competenti. (...) Overdose, scioperi della fame, violenze, pestaggi, malattie curate male o non curate affatto, stati di degenza mentale e fisica: così si muore nelle prigioni italiane per "cause  naturali". Oppure ci si impicca con un lenzuolo. I decessi in carcere sono per buona parte suicidi, quelli che Adriano Sofri ha descritto come la "forma di evasione più diffusa e subdola": un terzo dei 1.200 casi di decesso rilevati dal dossier "Morire di carcere" dal 2000 ad oggi. PeaceReporter
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martedì, 06 maggio 2008, 15:19
(...) La "disperazione" e la "passione". È il perimetro che forse oggi definisce meglio, prima che uno stato d'animo, la sostanza di un numero. Le 23.545 persone (italiani, stranieri, maggiorenni e minorenni) che risultano scomparse al 31 gennaio di quest'anno. Un esercito di fantasmi che si irrobustisce al ritmo di 8000 donne e uomini l'anno. Più o meno, uno l'ora. Tutti li cercano. Ma nessuno li cerca davvero. O, meglio, nessuno li cerca come li si potrebbe cercare. Soprattutto se si scompare "normalmente". Senza che l'improvviso vuoto di chi non c'è più lasci immaginare la trama nera di un delitto, di un sequestro. Di una violenza tra le mura domestiche. Senza dunque un solo vagito della comunità cui si appartiene o un sussulto delle cronache. (...) Repubblica.it
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lunedì, 21 aprile 2008, 21:17
L'80% delle violenze è "domestico", ovvero le violenze vengono subite in casa. Nella metà dei casi, l'autore è il marito della vittima, quasi sempre un italiano. Le donne del centrosinistra, insieme alle associazioni che gestiscono i centri antiviolenza di Roma ("Differenza donna", "Solidea"), rispondono alle polemiche nate dopo lo stupro compiuto vicino alla stazione de La Storta, a Roma, ai danni di una studentessa africana. Si sono riunite in un luogo simbolico nella capitale, la Casa internazionale delle donne, per rifiutare "una strumentalizzazione della violenza che ci addolora e ci violenta ancora di più". I numeri. Dei 612 casi registrati nel 2007 dal centro antiviolenza di Torre Spaccata - uno dei sette centri di ascolto nel Lazio - emerge che l'80% delle violenze è "domestico", cioè si tratta di maltrattamenti subiti in casa. Il 5% è violenza psicologica grave, il 2% è rappresentato da casi di stupro in famiglia. Lo stupro a opera di sconosciuti è meno del 2%. Per quanto riguarda gli autori delle violenze, si conferma il dato di un fenomeno che nasce e cresce soprattutto in casa: nel 52% dei casi l'autore è il marito della vittima. Solo nel 3% dei casi la violenza è compiuta da uno sconosciuto. Gli autori del crimine sono per lo più italiani (79%) e solo per il 21% stranieri.  Repubblica.it
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