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"Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”. Enzo Baldoni

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". Joseph Pulitzer (1847-1911)

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domenica, 06 maggio 2007, 23:30

12  settembre 2003. Veleni e sangue. Lutti e rovine. Quel che resta del supervertice di Genova e' sicuramente l'antivertice. Io che stavo li' non ricordo una sola immagine degli otto "grandi" ma ricordo invece le gabbie, le sassate, gli spari, le ambulanze, le lacrime, la rabbia, la paura e la grande, inusitata violenza. Quando ancora si poteva girare per la citta' senza il rischio di essere bastonati, sono andato in via del Campo e ho fatto una visita al "museo" di De Andre', dov'e' conservata la sua chitarra. Insieme a me sono entrati anche molti poliziotti che stavano facendo la guardia ai carrugi di una bellezza splendida e oscura. Il "guardiano del museo" ha commentato con una sola battuta: "Adesso Fabrizio avrebbe detto: belinate, solo belinate".Quel che e' successo nei giorni successivi non e' stata una "belinata". Ma una storia grave, pesante. Ho visto i neri trasformare la citta' in un campo di battaglia, devastando tutti e tutto. E ho visto poliziotti picchiare come ossessi, spesso gratuitamente. Ho visto cose molto sporche. Stavo a due passi dalla piazzetta dove Mario, un carabiniere di vent'anni ha ucciso Carlo di ventitre'. Sono stato in mezzo al corteo di festa (fantastico: con suore e streghe) e sono stato accecato dai lacrimogeni. Sono stato la notte del blitz prima fuori, poi dentro la scuola Diaz. Quanto sangue! Eppure, vivendo dentro l'inferno, non so spiegarmi perche' tutto cio' e' successo. So che i ragazzi che contestavano il vertice hanno ragione, ma so anche che non si puo' usare quella violenza. So che la polizia deve difendere lo Stato, ma so anche che non puo' essere piu' violenta dei violentatori.

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domenica, 06 maggio 2007, 13:19

Un tabaccaio e' stato ucciso a coltellate ieri sera a Torino mentre depositava l' incasso della giornata nella cassa continua di una filiale della Banca Sella di corso Orbassano, nella zona sud di Torino. Claudio Monetti, il tabaccaio di 38 anni ucciso ieri sera a coltellate a Torino da due balordi mentre stava depositando il suo incasso nella cassa continua della sua banca, lascia la moglie, una poliziotta, Susanna Dauriola, agente della Polfer di Torino e due bambine che adorava e con le quali passava tutto il tempo libero che aveva. La tabaccheria che gestiva da alcuni anni era stata acquistata dal padre Bartolomeo che poi l' aveva lasciata al figlio. Ieri, quando gli aggressori - pare due italiani secondo le prime testimonianze di alcuni testimoni - lo hanno bloccato e poi massacrato con una maledetta freddezza, stava depositando 12 mila euro. Lui ha cercato di reagire per salvare il suo guadagno, ma non c'e stato nulla da fare, i due gli sono andati addosso e lo hanno colpito con due coltellate di cui una, all' aorta, mortale. Quello che pare certo e' che chi ha ucciso Monetti sapeva che si sarebbe recato in banca con il denaro in tasca. Forse lo hanno seguito, forse lo hanno atteso li', forse sono due tossicodipendenti. Sulla figura della vittima c' e' infatti un'ombra: nel 2004 nella sua tabaccheria era stato trovato un borsone con 24 chili di hashish, ma le indagini della polizia avevano poi accertato che il responsabile di quel ritrovamento era il fratello. Ansa.it


ansa_10317784_38360I precedenti.
- 9 gennaio 1999: durante un tentativo di rapina due banditi uccidono il tabaccaio Ottavio Capalbo, 34 anni, e feriscono suo zio.
- 5 aprile 2000: a Faenza (Ravenna) un rapinatore, a volto scoperto, uccide a coltellate il titolare di una tabaccheria, Luciano Cavini, 46 anni, che tenta di reagire all'intimazione di consegnare l'incasso. Il giorno dopo, la polizia arresta a Bologna il presunto assassino,Giampiero Martino, un pregiudicato e tossicodipendente.
- 30 giugno 2000: l' anziano padre di un tabaccaio di Modena è ucciso in un tentativo di rapina. La vittima è Oreste Silingardi, 72 anni. Aveva reagito, con il figlio Fabrizio e la nuora, alla violenta richiesta del rapinatore.

- 24 luglio 2001: Vincenzo Norcaro, 30 anni, tabaccaio, viene ucciso nel suo negozio a Calvizzano (Napoli) da una banda di rapinatori.. Uno dei malviventi spara dopo un tentativo di reazione da parte della vittima.
- 31 luglio 2001: un altro tabaccaio, Giovanni Tonziello, 45 anni, muore ad Aversa (Caserta) per il colpo esploso da uno dei giovani rapinatori che lo avevano aggredito. La banda si era appostata fuori del deposito dei monopoli, per impossessarsi delle sigarette appena prelevate dall'uomo.
- 17 maggio 2003: a Milano due rapinatori minacciano un tabaccaio, Giovanni Petrali, 68 anni. Il commerciante però estrae una pistola mettendo in fuga i due, poi però li insegue in strada, sparando diversi colpi. Un bandito muore, l’altro è ferito.
- 11 luglio 2003: a 17 anni aveva ucciso, insieme con due complici, un tabaccaio nel corso di una rapina; a distanza di 16 anni, uccide con numerosi pugni il fratello di un altro tabaccaio, perché questi aveva reagito alla sua richiesta di danaro
- 16 aprile 2004: un giovane con una lista di precedenti penali e un passato da tossicodipendente uccide Maurizio Notargiacomo, un tabaccaio romano di 42 anni.  Il bottino: poche decine di euro.

- 28 settembre 2005: ucciso per duecento euro, Rocco Minniti, 72 anni, tabaccaio a Nicotera, nel vibonese.

- 27 ottobre 2006: ancora un tabaccaio ad uccidere un rapinatore armato e a ferire il complice sedicenne ferito, catturato dai carabinieri. E' accaduto a Crispano, comune dell'hinterland di Napoli, dove il tabaccaio ha reagito a un tentativo di rapina messo in atto poco prima della chiusura del negozio.
- 30 novembre 2006. a Giugliano, nel Napoletano, durante la fuga dopo un colpo in tabaccheria, i rapinatori non hanno esitato a uccidere un uomo che ha avuto la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. La vittima, Antonio Palumbo, custode di una scuola elementare, si era recato nell'esercizio commerciale per acquistare le sigarette.

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giovedì, 03 maggio 2007, 00:27
tortora
Il 16 giugno 1983 veniva arrestato Enzo Tortora, che sarebbe poi divenuto protagonista di un caso-simbolo della malagiustizia italiana. La storia Era un presentatore televisivo molto noto, molto quotato, un conduttore - come si dice oggi - da 28 milioni di telespettatori. Incarnava un certo perbenismo borghese e faceva un uso piuttosto lacrimevole – alla Raffaella Carrà dei giorni nostri, se vogliamo - del più potente mezzo di comunicazione. La sua figura pubblica, certamente, non era a tutti gradita. Finì, all’improvviso, in un tritacarne allestito dalla procura di Napoli sulla base di un manipolo di "pentiti" che prese ad accusarlo di reati ignobili: traffico di droga ed associazione mafiosa. Con lui – prima che quell’operazione si sgonfiasse come un palloncino – finiranno nel tritacarne altre 855 persone. Il suo arresto fu un evento mediatico. Prima di trasferirlo in carcere i carabinieri lo ammanettano come il peggiore dei criminali e gli allestiscono una sorta di passerella davanti a fotografi ed operatori televisivi. L’Italia si spacca letteralmente in due tra innocentisti e colpevolisti. E la stampa, dichiaratamente forcaiola, riesce a dare il peggio di sé. (…)
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giovedì, 22 febbraio 2007, 15:27
Lo chiamano il "Grande Orecchio". E' l'entita' sempre piu' incombente che ascolta tutto di tutti. Quasi un incubo. Con molte difficolta', siamo riusciti a penetrare all'interno di questo Grande Orecchio. E' nascosto in un enorme palazzo di vetro alla periferia di Roma. Corridoi asettici, deserti. Una stanza scarna, senza identita' ne' indirizzo, gente fantasma che non vuol farsi riconoscere, nervosa. Un luogo proibito: la sala-ascolto dell'"ufficio I", la sezione piu' riservata della Guardia di Finanza. Qui si intercettano telefonate di chiunque a chiunque. Ad un'unica condizione: che l'ordine arrivi da un magistrato. Questo e' dunque il Grande Orecchio legale. Sale ascolto simili le hanno tutte le forze dell'ordine. Non solo. Secondo i dati del Ministero di Grazia e Giustizia sale ascolto, a disposizione dei giudici, sono installate anche presso 164 Procure per un totale di 5.138 apparecchiature. Impossibile entrare, specialmente adesso che il settore delle intercettazioni e' diventato un campo minato. Ma in questo viaggio dentro il Grande Orecchio cercheremo di dimostrarvi che legalmente o illegalmente, per affari o per gioco, siamo tutti un po' spiati. Nessuna paura. Abbiamo forse scoperto anche il modo di difenderci.
La storia per cosi' dire ufficiale delle intercettazioni comincia in un palazzo americano nel '72. E' lo scandalo Watergate che travolge Nixon. Pensare che erano stati proprio gli americani a denunciare il vizio sovietico di spiare. Ma per la verita' il vizio e' notoriamente universale. In Francia sotto il peso delle intercettazioni cade Balladur. In Spagna denunciano che sotto controllo c'e' anche re Juan Carlos. Per non parlare delle sorti del trono britannico affidate agli scoop su Diana.
Da noi il primo a parlare a voce alta del Grande Orecchio fu Cossiga che temeva microspie anche al Quirinale. Certamente c'erano al Viminale, secondo la testimonianza clamorosa di un ex ministro dell'Interno. "Il primo giorno che arrivai nel mio ufficio - ci racconta Roberto Maroni -, l'allora capo della polizia Parisi mi consiglio' di far bonificare la stanza. Lui faceva bonificare la sua due volte a settimana".
Alcuni scandali o presunti tali nel tempo sono venuti alla luce. Anzi, talmente numerosi e senza confini politici da spingere Andreotti a parlare argutamente di "centralinismo democratico", nel senso che non si e' salvato e non si salva nessuno. Dal giudice Carnevale al commercialista Mandalari, da Di Pietro a Craxi.
Le intercettazioni allo Stato costano. Si pensi che solo alla Procura di Torino hanno speso in un anno oltre due miliardi di lire. La mancanza di personale costringe ad affidarsi spesso a societa' esterne alla pubblica amministrazione. Una microspia telefonica costa 15 mila lire al giorno, 350 mila una microspia ambientale. Si passa a un milione per l'intercettazione di un cellulare e a un milione e ottocentomila per l'uso del sistema di individuazione GPS (Global Position System) messo a punto dalla Nasa.
Le intercettazioni sono servite, com'e' noto, nei grandi casi. Come il sequestro Moro. O la scomparsa di Emanuela Orlandi. O anche per la strage di Ustica. Ma servono quotidianamente anche per sconfiggere la criminalita'. Qui i carabinieri di Napoli grazie alle intercettazioni stroncano un traffico internazionale d'armi. E qui la polizia con lo stesso mezzo scopre che finti tecnici Sip interferivano nelle telefonate per vincere gare d'appalto pubbliche. Ma chi altri intercetta e per ordine di chi?
C'e' un settore che non riceve ordini. E', naturalmente, quello dei servizi segreti. I dossier che Sismi e Sisde conservano nei loro impenetrabili bunker sono ufficialmente 308 mila: lo ha stabilito il comitato per i servizi. Ma si calcola che ci siano almeno un milione di schedature illegali. Su tutto e su tutti. Schedature definite "galleggianti" e che quasi mai finiscono sul tavolo dei magistrati, secondo l'autore del cosidetto "rapporto Achille". "Ci sono dossier su tutti i protagonisti della vita pubblica italiana, ma proprio tutti. Una schedatura a 360 gradi", ci ha confermato Roberto Napoli, ex agente del Sisde.
La verita' e' che e' facile intercettare. Molto facile. L'intercettazione fissa e' addirittura elementare. Basta una microspia: costo totale un milione, compresa la radio ricevente. Ancora piu' semplice, pare, l'intercettazione mobile grazie all'apporto dato, nei casi legali, della Telecom. "E' un'operazione virtuale. Basta un software per mettere sotto controllo un cellulare, le sue chiamate finiscono direttamente alla centrale. Non e' vero oltretutto quello che si dice: e' intercettabile anche il GSM, l'ultima generazione dei telefonini, ci vuole solo piu' tempo", spiega il responsabile del servizio Attilio Achler.
L'intercettazione dal 1974 e' illegale, compresa quella dei servizi segreti. Un magistrato puo' mettere il telefono di un cittadino sotto controllo (dall'anno scorso anche di un parlamentare) solo quando sospetta di un reato grave, punito con una pena superiore ai cinque anni. La richiesta va convalidata dal gip. Il paradosso e' che invece e' consentito di fatto l'acquisto di apparecchiature: per acquistarle si dovrebbe presentare
un'autorizzazione del Ministero delle Poste ma nessuno la chiede.
Molti italiani, non solo privati cittadini, vanno a Londra in un negozio di South Adley street che non si nasconde certo dietro una metafora. Entriamo dunque nello "spy shop", strada discreta, quartiere di lusso. Troviamo due funzionari dell'ambasciata russa, un paio di spagnoli proprietari di un casino, una ragazza forse tradita e anche un collega della Bbc in caccia di una candid-camera. Non li dovremmo ...vedere ma nel regno delle spie tutto e' consentito. L'idea e' stata di una distinta signora che ha intravisto l'affare. Giura che non si tratta di un ex spia. Nel negozio c'e' di tutto. Obiettivi di telecamere nascoste negli orologi, nei pacchetti di sigarette, in un walk-man, addirittura negli occhiali da sole. E altri aggeggi infernali. Per non parlare dei microfoni: facilissimo mimetizzarli. Ci dice David Ross, il direttore del negozio: "Anche un giudice italiano antimafia ci ha chiesto materiale. Effettivamente il mercato italiano e' fra i piu' redditizi. Vendiamo tutto a tutti senza troppe spiegazioni. Politici, poliziotti, industriali, mariti sospettosi, curiosi. Non ci sentiamo in colpa. Chi vende pistole non e' responsabile di tutti i reati che si fanno con quelle pistole"
Giochiamo. Con uno scanner, cioe' un analizzatore di frequenze, tarato intorno ai 900 megahertz, la frequenza appunto dei cellulari, captiamo tutte le telefonate della zona di Mayfair dove ci troviamo. Niente di clamoroso. Solo qualche appuntamento a cena. Ma con pochi soldi ormai ognuno di noi puo' sapere ormai tutto di tutti.
C'e' chi ne ha fatto, ad esempio, un gioco televisivo come Chiambretti che nella trasmissione "Il laureato" ha intercettato Ambra mentre ripeteva passo passo le parole di Boncompagni, come una replicante. C'e' anche chi di questo gioco del pettegolezzo, frutto della societa' incivile, di questo sport del buco della serratura, ne ha fatto un libro di successo (rompendo molte famiglie) come gli autori di "Italia ti ascolto". E chi si e' inventato una rubrica divertente e rigorosamente anonima, "Il terziario arretrato", come il settimanale "Cuore". "L'autore? Non lo conosco neppure io - confessa il direttore Claudio Sabelli Fioretti -, beh una cosa posso rivelarla. Interceptor in realta' e' doppio, nel senso che sono due persone. Ma diciamo il vizio non il peccatore. Sul giornale i nomi sono tutti cambiati. Anche se qualcuno si riconosce...".
Secondo un sondaggio quattro italiani su dieci hanno paura di essere intercettati quando parlano. E forse hanno ragione. Probabilmente siamo un popolo di spiati e dunque di spioni. Ma ci si puo' difendere? Nel settore delle investigazioni private chi si e' specializzato nel controspionaggio, cioe' nella difesa o come si usa dire in termine tecnico nella bonifica. E' l'agenzia Tom Ponzi, forse perche' il fondatore fu la prima vittima della legge contro l'intercettazione. "Lavoriamo soprattutto nel campo dello spionaggio industriale - spiega Miriam Ponzi -. Difendiamo i segreti delle aziende. C'e' troppa gente senza scrupoli. Ma proteggiamo chiunque voglia stare tranquillo".
Dunque, niente paura. Ci sono anche gli antispioni. Contro lo "scanner" esiste lo "scrambler". Il nemico del Grande Orecchio, una sorta di angelo del Villaggio Globale. Lo scrambler codifica il messaggio in partenza e lo rende cosi' intelleggibile da un altro apparecchio ricevente. Sta tutto in una valigetta. Ma contro le cimici ci sono anche apparecchi piu' piccoli, da tenere in borsetta. Un consiglio: con i primi risparmi acquistatene uno. E potrete parlare tranquilli. Forse.
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