I boia, nel mondo, hanno ancora molto da fare. A poche settimane dalla presentazione di una risoluzione sulla moratoria universale della pena di morte all'Assemblea generale delle Nazioni Unite da parte dell'Unione europea e su ispirazione dell'Italia, è agghiacciante il quadro tracciato dal Rapporto 2007 di Nessuno tocchi Caino sulle esecuzioni capitali. Nonostante proteste e iniziative umanitarie, in molti Paesi del mondo ad essere giustiziati sono anche i bambini. E nel 2006 sono aumentati gli Stati che hanno fatto ricorso alla pena di morte - 27 contro i 24 del 2005 - e il numero delle esecuzioni: 5628 contro le 5494 dell'anno prima. Il mestiere del boia è ancora di attualità in molti regimi islamici, in alcune democrazie, perfino in un Paese dell'Europa (la Bielorussia). E le classiche forme di messa a morte dei condannati testimoniano una barbarie che rimane radicata: fucilazione, sedia elettrica, decapitazione, impiccagione, iniezione letale, lapidazione, spesso precedute e accompagnate da torture fisiche e psicologiche.
Cina, Iran e Pakistan, tra i 51 Stati che mantengono la pena capitale, detengono il primato delle condanne a morte eseguite: rispettivamente almeno 5000, 215 e 82. In Iran, nel 2006 sono stati giustiziati sette minori. Gli Stati Uniti hanno messo a morte 53 persone, in lieve calo rispetto all'anno precedente. Tra il 30 giugno 2005 e il 30 giugno 2006 ci sono state in Bielorussia cinque esecuzioni. La sorpresa, invece, arriva dall'Africa, dal continente delle lotte tribali e dei genocidi incontrollabili.
Se è vero che nel 2006 le esecuzioni documentate sono state 80,in netto aumento rispetto alle 19 del 2005, è anche vero che sono numerosi i Paesi che si sono schierati a favore della risoluzione sulla pena di morte, come ha rilevato il premier Romano Prodi nella prefazione al Rapporto di Nessuno tocchi Caino. Il presidente del Consiglio definisce "straordinario" l'impegno dell'Africa. E cita il Sudafrica, il Mozambico, l'Angola, il Senegal, la Liberia, la Repubblica democratica del Congo e il Ruanda "che nella loro storia recente hanno conosciuto le più gravi violazioni al diritto umanitario internazionale" e che "si sono uniti alla nostra campagna globale". A conferma, il riconoscimento tributato a Paul Kagame, presidente del Ruanda, con il Premio "L'abolizionista dell'Anno 2007', promosso da Nessuno tocchi Caino quale riconoscimento alla personalità che più di ogni altra si è impegnata sul fronte della moratoria delle esecuzioni capitali e dell'abolizione della pena di morte. Eloisa Gallinaro Ansa






