Erano passati pochi minuti e nessuno riusciva a capire. Perché sembrava incredibile. Il boato era stato sentito in ogni angolo della la città. Poi per pochi secondi il silenzio. Ma le voci che lo avevano seguito parlavano di tanti morti: una decina, forse trenta. Una cifra impensabile: trenta morti alla stazione, nel cuore di Bologna, nei giorni dell'esodo d'agosto. Tutti correvano verso la piazza dilaniata: baristi con il grembiule addosso, cameriere con la divisa di una volta, operai in tuta blu, carabinieri con la cravatta da cerimonia. Per coprire i corpi travolti nel parcheggio dei taxi usavano le tovaglie. E subito l'incredibile diventava vero: i cadaveri erano decine. Alla fine saranno 85.
Quella mattina del 2 agosto 1980, pochi minuti dopo le 10.25 nella piazza della Stazione arrivarono anche Enzo Cicco e Giorgio Lolli, meno di quarant'anni in due. Arrivarono di corsa, prima delle ambulanze. Da poche settimane i due ragazzi avevano cominciato a collaborare come cameramen per Punto Radio Tv, storica emittente nata da un'idea di Vasco Rossi e poi acquistata dal Pci. Le loro immagini documentano l'incredibile: la polvere, il sangue, la disperazione, la rabbia. Ma soprattutto lo stupore per quell'attentato così mostruoso che aveva sepolto turisti, pendolari, ferrovieri, baristi, ferrovieri. Perché nessuno anche in quei primi istanti ha mai dubitato sulla matrice della strage: l'odore dell'esplosivo era inconfondibile.
Adesso, 27 anni dopo, History Channel trasmette integralmente i quaranta minuti girati da Cicco e Lolli. "L'espresso" anticipa i minuti iniziali, con le prime registrazioni della sala operativa e poi il sonoro originale dei soccorritori. Un filmato choccante, che costringe lo spettatore a immergersi tra le rovine e i suoni di quel dramma; tutto sembra uscire da un'atmosfera irreale. Pochi urlano e lo fanno solo per cercare di dare un ordine a quei soccorsi fatti solo di buona volontà; i più sembrano parlare a bassa voce, quasi sussurrare, come se l'enormità della tragedia gli avesse tolto il respiro. C'è chi piange, senza riuscire a fermarsi. E una folla crescente di persone che sente il bisogno di fare qualcosa, affrontando a mani nude quella montagna che ha preso il posto della sala di aspetto inghiottendo 85 vite. Da quella di Angela Fresu, che a ottobre sarebbe andata all'asilo, a quella di Luca Mauri, che forse aveva già comprato la cartella per la prima elementare; da Marina Trolese, di sedici anni che lotterà invano per dieci giorni, a quella di Antonio Montanari, che di anni ne aveva 86 e aveva già visto due guerre prima di venire massacrato da una guerra mai dichiarata.
History Channel manderà in onda questo documento giovedì 2 agosto alle 10.25, nell'orario esatto dell'esplosione. È un filmato che costringe a entrare nella polvere, obbligando ogni spettatore a fare i conti con la ferita più profonda nella storia della Repubblica: oggi come allora, le immagini tolgono il fiato. E spingono solo a chiedere: perché? Gianluca Di Feo Il video sull'Espresso

Quindici anni di processi. Dopo quindici anni dall'attentato più grave della storia italiana, e cinque gradi di giudizio, la sentenza della Cassazione del 23 novembre del 1995 condanna all'ergastolo Valerio Fioravanti e Francesca Mambro per la strage avvenuta alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, che causò 85 morti e oltre 200 feriti. Sul banco degli imputati ci sono, fra gli altri, anche Licio Gelli e Francesco Pazienza, condannati a 10 anni per aver depistato le indagini. Alla lista degli esecutori si va ad aggiungere l'ex Nar Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni dalla Cassazione l'11 aprile di quest'anno. Ciavardini, diciassettenne all'epoca dei fatti, è stato giudicato dal Tribunale dei minori di Bologna.Il tormentato iter del processo principale era iniziato alla Corte d'assise di Bologna nel gennaio del 1987. Un anno e mezzo dopo vengono condannati all'ergastolo Fioravanti e Mambro. La sentenza di appello, invece, il 18 luglio 1990 assolve tutti gli imputati dal delitto di strage, e Gelli e Pazienza dall'accusa di depistaggio. La Cassazione però annulla il verdetto d'Appello e dispone un nuovo grado di giudizio. Il 16 maggio 1994, la Corte d'assise di Appello di Bologna conferma le condanne principali del processo di primo grado. Sentenza che un anno e mezzo dopo trova conferma in Cassazione. Valerio Fioravanti e Francesca Mambro si dichiarano tuttora innocenti. Fioravanti ha accumulato sei ergastoli per otto omicidi, oltre alla strage di Bologna. In più gli sono state inflitte pene per 134 anni e otto mesi di reclusione per vari reati. Dopo 18 anni di carcere, dal 1999 ha ottenuto il beneficio del lavoro esterno, dal 2001 la semilibertà e dal 2004 la libertà condizionale. Lavora all'associazione contro la pena di morte Nessuno tocchi Caino.Francesca Mambro deve scontare sei ergastoli per dieci omicidi, oltre alla strage. Su di lei, oltre al carcere a vita, pesano condanne pari a 84 anni e otto mesi per molteplici capi di imputazione. In lavoro esterno dal 1998, dopo 16 anni di carcere, dal 2000 ha avuto la sospensione della pena per la maternità. Lavora con Fioravanti, dal 1985 suo marito. Insieme hanno avuto una figlia, che adesso ha sei anni. "Sì, ho visto la Mambro"
Ventisette anni fa: 85 morti, 200 feriti. Due agosto di ventisette anni fa. Stazione ferroviaria di Bologna.Per molti italiani cominciano le ferie estive. Alcuni scelgono le autostrade, pronti ad affrontare interminabili code, stipati tra le lamiere roventi delle automobili. Altri preferiscono il treno. E’ sabato, gli uffici sono chiusi e nemmeno i portici della citta’ medioevale possono assicurare un minimo di refrigerio dal caldo torrido. La stazione e’ dunque gremita di persone che attendono di salire in carrozza sin dalle prime ore della mattina. Alle 10 e 25 pero’ il tempo si ferma. Le lancette del grande orologio che faceva affrettare il passo ai viaggiatori in ritardo segnano ancora oggi quell’ora terribile. Un boato squarcia l'aria, crolla l' ala sinistra dell'edificio: non resta piu’ nulla della sala d'aspetto di seconda classe, del ristorante, degli uffici del primo piano. Una valanga di macerie si abbatte anche sul treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario. Pochi interminabili istanti: uomini, donne e bambini restano schiacciati. E’ la piu’ grande strage italiana in tempo di pace. Ottantacinque morti, piu’ di duecento feriti. La vittima piu' piccola e' Angela Fresu, appena 3 anni, e poi Luca Mauri, di 6, Sonia Burri, di 7, fino a Maria Idria Avati, ottantenne, e ad Antonio Montanari, 86. I familiari: "Vogliamo la verità"






