La svolta, secondo gli investigatori, è avvenuta quattro anni fa esatti, nell’aprile del 2002, quando fu arrestato Nino Giuffrè, il luogotenente fedelissimo di Provenzano. Il ragioniere di Cosa Nostra fu denunciato da una telefonata anonima e questo poteva far supporre a un cambiamento all’interno della Cupola. Attraverso Giuffrè le notizie su Provenzano cominciarono piano piano ad essere attualizzate dopo decenni di buio assoluto. Si dice che il capo dei capi sia sfuggito per un paio di volte alla cattura perche protetto da una rete di amici fedelissimi che lo hanno avvertito in extremis, ma anche a una struttura di difesa collaudata, prudentissima, i rapporti tenuti solo dai famosi pizzini, i bigliettini. Talmente protetto Provenzano che in questi anni si è permesso di girare anche l’Europa. I famosi due viaggi in Francia, a Marsiglia, nel 2003: a luglio e poi a ottobre, per l’operazione ormai nota alla prostata. Viaggi effettuati in auto sotto falso nome, quello del padre del suo autista, agricoltore pensionato. E addirittura la beffa. La richiesta alla Asl di Palermo del rimborso per l’operazione. Una trasferta filata liscia sia la prima che la seconda volta. Ha raccontato tutto Tommaso Campanella, ex presidente del consiglio comunale di Villabate, l’ultimo pentito di mafia. Ha raccontato dei tre telefoni vergini per le comunicazioni, del camion di appoggio e di quel documento contraffatto in maniera anche piuttosto grezza, una carta d’dentità falsificata che nessuno notò in quei quattro passaggi alla frontiera. Ma quei viaggi furono probabilmente decisivi perché nelle due cliniche di Marsiglia Provenzano lasciò molte tracce. Tutto di se: la faccia, le cicatrici, le impronte digitali. Ormai, insomma, non era piu un fantasma. Adesso che proprio un pizzino probabilmente lo ha tradito, bisogna capire chi ne ha preso il posto. Dicono che il nuovo boss sia di fatto, da tempo, Matteo Messina Denaro. Ma al di là del nome di chi sta al vertice . bisogna capire soprattutto come e se cambierà Cosa Nostra. Preso lo stragista Totò Riina, la scellerata politica mafiosa si traformò. “Per fare i soldi non serve rumore. E i morti fanno rumore” ha detto zio Binnu. E adesso, dopo Provenzano?






