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"Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”. Enzo Baldoni

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". Joseph Pulitzer (1847-1911)

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martedì, 13 febbraio 2007, 20:31

Chernobyl resta l’Apocalisse. Ma il disastro vero e' che le "Chernobyl" nascoste, spesso negate, sono numerose: soltanto nell’ex Unione Sovietica. Solo qualche anno fa e' stato rivelato che nel 1961 (è passato quasi mezzo secolo nel silenzio) l'equipaggio di un sommergibile nucleare si sacrifico' per evitare una catastrofe sottomarina. Pensare che ancora esistono dieci citta' nucleari neppure segnate sulla carta geografica. Conosciute solo in codice, come "Tomsk 2" o "Arzamas 16", abitate da ottocentomila fantasmi: perche' ovviamente anche loro non esistono, in nessuna anagrafe. Tecnici ormai alla fame che per vivere pare che adesso commercino plutonio, uranio e mercurio rosso. Vere e proprie bombe ambulanti in giro per l'Europa. E' come essere seduti tutti su una bomba ad orologeria, anzi su centinaia di bombe. Che possono esplodere da un momento all'altro.

Come possiamo sapere quando esploderanno? Come possiamo scoprire cosa c'e' dietro decenni di colpevoli silenzi? Per fortuna, grazie a ufficiali compiacenti oppure pentiti o piu' facilmente comprati, escono ora alcune verita' soffocate negli archivi del Kgb. Ma quanti segreti ci sono in quei tristi sotterranei della Lubianka? Pochi sanno, ad esempio, che a Tiumei, in Siberia, ogni forma di vita e' stata cancellata da una nube tossica: lo scopri',pensate, Krikaliev, l'ultimo eroe russo dello spazio, abbandonato per un anno sulla Mir. E nessuno sa cosa sta succedendo a ridosso del polo nord. Una zona maledetta, territorio di "test" nucleari, soprattutto negli anni della guerra fredda e del grande armamento. Chi paga, in maniera irreversibile, e' la popolazione eschimese, vittima di continue, ininterrotte piogge radioattive. Molti di loro -oltre che poverissimi- nascono malati di mente, sicuramente muoiono molto presto. Quando si muore vecchi, da quelle parti, si muore a 45-50 anni. Anche la vita e' dura. Tutti nomadi, allevatori di renne, non hanno piu' sostentamento perche' la radioattivita' ha cancellato le piante e le renne non hanno piu' da mangiare. E' il dramma di un popolo destinato a sparire dalla terra.

Situazioni di questo genere ce ne sono molte nello smisurato ex impero sovietico. Pochi sanno anche dell'esplosione, nel 1957, nell'industria Majak negli Urali che, in una delle citta' segrete ("Celiabinsk 65"), produceva esplosivo per le bombe atomiche. L'incidente che ha reso irrimediabilmente sterile un'intera regione provoco', secondo gli scienziati, un inquinamento radioattivo decine di volte superiore a quello di Chernobyl, La Majak e' ancora in attivita'. E poi l'incendio nel 1978 nella centrale atomica di Beloiarski. I quarantasei militari morti nel laboratorio di Sverdlovsk specializzato in armi batteriologiche. Il genocidio nel Kazakistan dove centinaia di migliaia di persone sono state uccise dalla radioattivita' del poligono di Semipalatinsk. E la morte del lago Aral, il quarto del mondo per grandezza, dove ogni anno spariscono venticinque chilometri quadrati di acqua.

Dieci citta' segrete, dunque. Della meta', di cinque siamo riusciti almeno a scoprire il nome, o meglio il codice: le prime ad essere rivelate furono proprio Arzamas-16, dov'e' avvenuto l'ultimo furto, e Tomsk-2. E proprio di recente il ministro dell'Energia Atomica Viktor Mikhailov in un'intervista al giornale "Nezavisimaya Gazeta" ha parlato espressamente di Tomsk-7 e di Celiabinsk-70 dove sono avvenute fughe radioattive. Ma ora che ufficiali compiacenti (o comprati) dell'ex Kgb hanno deciso di parlare, si scopre per esempio che nel 1957 ci fu un'esplosione nell'industria Majak negli Urali che, in un'altra delle citta' segrete, Celiabinsk-65, produceva esplosivo per le bombe atomiche. L'incidente che ha reso irrimediabilmente sterile un'intera regione provoco', secondo gli scienziati, un inquinamento radioattivo decine di volte superiore a quello di Chernobyl, La Majak e' ancora in attivita'. Quando si vive tanto, da quelle parti, si vive 45-50 anni.

Quanti misteri. In un rapporto presentato a Kiev un comitato di esperti prevede un milione di morti per Chernobyl. Ma il delitto piu' grande resta il ritardo nell'allarme, l'evacuazione dopo 48 ore, il silenzio al mondo che ancora provoca danni. Nei depositi della Bielorussia ci sarebbero tuttora diecimila tonnellate di carne radioattiva immesse sul mercato dopo il disastro mentre in qualche fattoria intorno al reattore n.3 si fanno esperimenti sugli animali e sembra che le pelli di numerosi visoni contaminati siano finite al grande mercato di San Pietroburgo.

Tutti sanno che a Sosnovy Bor , la centrale nucleare a ridosso della fantastica San Pietroburgo, ci sono state almeno due esplosioni ma pochi sanno che proprio davanti all'ingresso della centrale – l’abbiamo visto con i nostri occhi - c'e' quello che qui chiamano il cimitero atomico. In una fabbrica sono racchiusi tutti i rifiuti radioattivi della zona nord-occidentale dell'ex Unione Sovietica. Un incidente equivarrebbe all'apocalisse. Una situazione del genere esiste, addirittura, anche a Mosca, in pieno centro. A due passi dall'ambasciata americana e dal Planetario, una scuola di astronomia, sotto almeno tre cortili ci sono depositi di sostanze altamente nocive: arsenico, mercurio e piombo. Ma la cosa più incredibile è l'uso di queste sostanze. Sono depositate da decenni dal terzo dipartimento medico del comitato centrale del Pcus, dipartimento intitolato a Lenin, che ha come compito principale la conservazione, nel mausoleo in piazza Rossa, della salma del padre del comunismo. Anche quegli additivi sono serviti insomma per costruire la grande utopia. Come dire che la gente paga due volte.

postato da latorredibabele · permalink · commenti

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