Dossier
Gli approfondimenti della Torre di Babele
 PINO SCACCIA
Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità
pinoscaccia@gmail.com
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mercoledì, 14 maggio 2008, 19:33
Sono circa 160mila i rom, sinti e camminanti in Italia. Di questi, 70mila hanno cittadinanza italiana e 90mila provengono dai Balcani (in costante aumento quelli dalla Romania, che si aggirano sui 60mila). La stima è dell'Opera Nomadi, secondo cui l'Italia è tra i Paesi europei con la più bassa percentuale di rom/sinti (0,3%). Questa minoranza, rileva l'associazione, è caratterizzata da una bassa speranza di vita (l'età media è di 40-50 anni) e dalla presenza di un'alta percentuale di minori (il 60% di questa popolazione ha meno di 18 anni). Dossier
venerdì, 09 maggio 2008, 17:55
Sembra ieri, sono passati trent'anni. Molto è cambiato da allora, ma ancora restano tutti i misteri. Dopo infiniti processi ancora non sappiamo quanti erano a via Fani (e chi), ancora non sappiamo chi ha fisicamente ucciso Moro nè soprattutto chi lo ha ordinato, ancora non sappiamo quali siano stati i legami con il mondo politico e se le brigate rosse erano strumentalizzate. Ricordo che feci la domanda diretta a Valerio Morucci e lui letteralmente scappò. E Moretti, voi sapete dove sta Moretti? Puntualmente, ad ogni anniversario, c'è la sfilata istituzionale, ma il buio e lo sconforto di quel giorno in via Caetani restano drammaticamente intatti. L'immagine straziante di quell'uomo dalla frezza bianca riverso esanime dentro il bagagliaio di un'auto popolare continua a emanare fantasmi. Non nascerà mai una nuova Italia se non si daranno nomi a quei fantasmi. Via Caetani, trent'anni fa Qualcuno sapeva
giovedì, 08 maggio 2008, 12:30

Le foto dell'orore ritrovate dal soldato Capp. Galleria
giovedì, 08 maggio 2008, 12:21
Peggio del peggio. L’organizzazione non governativa Freedom House ha pubblicato all’Onu le “pagelle”, dando i voti e compilando la classifica dei 193 paesi e dei 17 territori dove, nel corso del 2007, si sono verificate le piu’ gravi violazioni dei diritti umani. (...) I peggiori trasgressori, nel rapporto Freedom in the World 2008 appena presentato al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che si può leggere anche online sono, fra gli stati - in ordine alfabetico - Birmania, Cuba, Libia, Nord Corea, Somalia, Sudan, Turkmenistan e Uzbekistan che vengono tutti classificati a quota 7 punti di penalizzazione, per la tutela (considerata inesistente) dei diritti politici e delle liberta’ civili. Alla lista nera si aggiungono, con lo stesso voto negativo di 7 punti, due territori che la comunita’ internazionale non riconosce come stati indipendenti: la Cecenia e il Tibet. “In tutte queste entita’ - afferma il rapporto – la repressione e’ intensa, il controllo dello stato sulla vita quotidiana e’ invasivo e arriva dappertutto, l’opposizione politica e’ vietata o soppressa. Il timore di venire perseguitati per qualsiasi forma di azione indipendente o di protesta e’ parte della vita quotidiana”. A questo primo elenco si aggiunge, sempre in fondo alla classifica, un gruppo di altri nove stati e di un territorio non statale che Freedom House considera sempre molto repressivi, ma appena al di sopra del “peggio del peggio”. Si tratta di Bielorussia, Ciad, Cina, Guinea Equatoriale, Eritrea, Laos, Arabia Saudita, Siria e Zimbabwe, oltre al territorio del Sahara Occidentale. Passando al Medio Oriente, la maglia nera spetta all’Arabia Saudita, dichiarata “non libera” con il peggior punteggio di 7 punti di penalizzazione per i diritti politici e 6 per le liberta’ civili. Non liberi, anche se meno dei sauditi, sono ritenuti Iran e Iraq, che ricevono 6 punti per ciascuna delle due categorie. Una nota di demerito riceve comunque anche Israele, che per quanto dichiarato “libero” con il punteggio piu’ elevato in fatto di esercizio dei diritti politici, si vede assegnare 2 punti di penalizzazione per le liberta’ civili. A parte la Cina, che il rapporto di Freedom House classifica senza esitazione nel gruppo dei paesi repressivi e senza liberta’, piuttosto severo e’ il giudizio dell’organizzazione non governativa anche sull’India, che essendo considerata la piu’ grande democrazia del mondo riceve, accanto all’Indonesia, una pagella alquanto scarsa, con 2 penalita’ per i diritti politici e 3 per le liberta’ civili. Dossier
martedì, 06 maggio 2008, 22:55
Dall'inizio dell'anno più di trenta detenuti sono morti nei penitenziari italiani. Di questi, undici si sono suicidati. Sono i dati raccolti nell'ambito del monitoraggio "Morire di carcere", consultabile sul sito Ristretti. Aggiornate al mese di aprile, queste stime si basano su informazioni raccolte dai giornali e agenzie di stampa, ma più spesso da comunicazioni di volontari e parenti dei detenuti. Informazioni faticosamente costruite, non ufficiali, né certamente complete. I decessi dei detenuti tendono a sfuggire all'attenzione pubblica e, non di rado, vengono trascurate più o meno distrattamente dalle autorità competenti. (...) Overdose, scioperi della fame, violenze, pestaggi, malattie curate male o non curate affatto, stati di degenza mentale e fisica: così si muore nelle prigioni italiane per "cause naturali". Oppure ci si impicca con un lenzuolo. I decessi in carcere sono per buona parte suicidi, quelli che Adriano Sofri ha descritto come la "forma di evasione più diffusa e subdola": un terzo dei 1.200 casi di decesso rilevati dal dossier "Morire di carcere" dal 2000 ad oggi. PeaceReporter
martedì, 06 maggio 2008, 15:19
(...) La "disperazione" e la "passione". È il perimetro che forse oggi definisce meglio, prima che uno stato d'animo, la sostanza di un numero. Le 23.545 persone (italiani, stranieri, maggiorenni e minorenni) che risultano scomparse al 31 gennaio di quest'anno. Un esercito di fantasmi che si irrobustisce al ritmo di 8000 donne e uomini l'anno. Più o meno, uno l'ora. Tutti li cercano. Ma nessuno li cerca davvero. O, meglio, nessuno li cerca come li si potrebbe cercare. Soprattutto se si scompare "normalmente". Senza che l'improvviso vuoto di chi non c'è più lasci immaginare la trama nera di un delitto, di un sequestro. Di una violenza tra le mura domestiche. Senza dunque un solo vagito della comunità cui si appartiene o un sussulto delle cronache. (...) Repubblica.it
lunedì, 21 aprile 2008, 21:17
L'80% delle violenze è "domestico", ovvero le violenze vengono subite in casa. Nella metà dei casi, l'autore è il marito della vittima, quasi sempre un italiano. Le donne del centrosinistra, insieme alle associazioni che gestiscono i centri antiviolenza di Roma ("Differenza donna", "Solidea"), rispondono alle polemiche nate dopo lo stupro compiuto vicino alla stazione de La Storta, a Roma, ai danni di una studentessa africana. Si sono riunite in un luogo simbolico nella capitale, la Casa internazionale delle donne, per rifiutare "una strumentalizzazione della violenza che ci addolora e ci violenta ancora di più". I numeri. Dei 612 casi registrati nel 2007 dal centro antiviolenza di Torre Spaccata - uno dei sette centri di ascolto nel Lazio - emerge che l'80% delle violenze è "domestico", cioè si tratta di maltrattamenti subiti in casa. Il 5% è violenza psicologica grave, il 2% è rappresentato da casi di stupro in famiglia. Lo stupro a opera di sconosciuti è meno del 2%. Per quanto riguarda gli autori delle violenze, si conferma il dato di un fenomeno che nasce e cresce soprattutto in casa: nel 52% dei casi l'autore è il marito della vittima. Solo nel 3% dei casi la violenza è compiuta da uno sconosciuto. Gli autori del crimine sono per lo più italiani (79%) e solo per il 21% stranieri. Repubblica.it
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